martedì 17 febbraio 2009

a proposito di lei

Ci prendiamo cura delle piante e poi diciamo con incuria “stato vegetativo” di Alessandro Schwed, Il Foglio
17 febbraio 2009

A proposito di lei. La sola speranza è stata offerta dalle suore, spingendo la carrozzella nonostante vi fosse appoggiata una persona dai contorni scomparsi, e che proprio quella loro pietà faceva tornare a esistere. Era questo a brillare: che una catastrofe fosse protetta. Per il resto, di lei non sappiamo come e quanto possa avere sofferto tra la deriva inarrestabile della rianimazione e l’autostrada degli abissi giudiziari, precipitando per anni nella proto-esistenza di quell’involucro. Ora, qualche frammento di notizia fa capire dove fosse arrivato il deterioramento, dal quale lei è stata spinta via per il tramite di un editto giudiziario che emette di togliere il cibo a una persona che per constatazione virtuale ormai non è più una persona. Il fatto è che il fluire di un processo vitale non è la vita, e non è una persona ma è la morte. Vale a dire che non è la programmata dismissione delle forze vitali, e a tale termine i fluidi cessano di prorogarsi ma un insondabile crimine della Repubblica. Del fatto che lei non rispondesse al canone di persona in vita, i giudici che hanno emesso la sentenza di svincolo sono certi in forza del codice che è inoppugnabile.

Pur tuttavia, il codice è anche interpretabile, ed è stato sentenziato da una corte che invece lei esistesse in quanto persona e la morte non le fosse comminata; e tuttavia ancora, altri controsentenziarono che invece come persona non esistesse dato che vegetava: e cioè, lei era concettualmente pari a una pianta. Di fronte a questa violenta incertezza giudiziaria forse converrebbe vedere come il soggetto abbia abitato il più fitto dei misteri: che lei fosse tragicamente viva e che fosse anche tragicamente morta; che continuasse a vivere essendo morta da un pezzo, e che continuasse tremendamente a morire essendo viva. E dalla ridda dei tuttavia emersi dai controtuttavia, altri proclamano che se uno è malato da non essere più una persona, ma una pianta, appare un controsenso non aiutarlo a dissolversi mediante la nostra intelligenza. Il vero problema è che quando diciamo che una persona ormai è un vegetale lo facciamo perché non sappiamo dove sia mentre ci è davanti e respira senza che nei respiri ci sia un alito sensato. Così.
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