martedì 17 febbraio 2009

jedin

da "Pensare la storia, Una lettura cattolica dell'avventura umana"
di Vittorio Messori, ed SUGARCO


Polemiche dell'ebraismo internazionale contro Kurt Waldheim per il suo passato di nazista, mentre leggo il libro di un singolare "ebreo secondo la Legge". Pubblicata dalla Morcelliana, questa Storia della mia vita di Hubert Jedin, il celebre storico tedesco del Concilio di Trento, è tra le cose cui cercare di far posto nella valigia delle vacanze.
Jedin fu prete cattolico di zelo esemplare ma, nato da madre ebrea, apparteneva per stirpe al popolo di Israele. Riuscì a sfuggire miracolosamente alla Germania nazista; quando ritornò, la su Breslavia non esisteva più: un cumulo di rovine passato alla Polonia. Gli uomini della Gestapo avevano cercato di rapirlo persino in Vaticano.
Lo conobbi, già vecchio, a un convegno di storici. Il discorso cadde su quell'Hitler che, a ogni costo, lo voleva morto e a causa del quale aveva perduto tutto: partenti, amici, libri, la sua amatissima diocesi stessa. Ci disse: "La notizia della fine di Hitler mi fu confermata il 2 di maggio. Sentii istintivo il bisogno di raccogliermi in preghiera; poi, andai subito in cappella, a celebrare una messa in suffragio della sua povera anima". (E sul suo diario, quella sera scrisse: "Il Signore abbia misericordia di lui").

Parlò con naturalezza, quasi si trattasse di cosa normale. A noi che lo ascoltavamo apparve invece come la più anormale delle cose; uno di quegli assurdi che, a questo mondo, solo il Nuovo Testamento, e non altri, concede: amare i nemici, far loro del bene. Quale beneficio più grande, in una visione di fede, che una messa offerta in suffragio? Non solo il già grandissimo silenzio di chi perdona, ma il mormorio davvero scandaloso di chi prega.
In questo amore impossibile agli uomini (anzi, biasimevole, dannoso, stando a certe prospettive che oggi tambureggiano da tanti media, gridando che "perdonare un nazista è reato", che "il passato non deve passare"), c'è forse il segno maggiore di credibilità del cristianesimo. Qualcosa che testimonia della sua verità in modo forse ancor più evidente del miracolo fisico, del ricrescere della gamba al pellegrino di Lourdes.

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