Luigi Geninazzi, Avvenire
9 settembre 2008
L’ ultimo colpo d’acceleratore di José Luis Zapatero supera la barriera della decenza, travolge con noncuranza obiezioni di carattere etico e resistenze della società civile e punta dritto ad un traguardo-choc: la proclamazione del diritto al suicidio, purché avvenga con il placet e l’aiuto dello Stato. Finora, anche in quei Paesi come l’Olanda ed il Belgio dove sono in vigore leggi sull’eutanasia, il dibattito su un tema così cruciale e delicato era sempre stato affrontato con un certo pudore, usando espressioni come 'dolce morte' e invocando la necessità di alleviare le sofferenze di un malato in fase terminale. In Spagna invece un esponente del governo socialista, per la prima volta, ne parla con cinica brutalità usando il termine scabroso di «suicidio assistito». Lo ha fatto il ministro della Sanità, Bernat Soria, un 'tecnico' del tutto in linea con l’ultra-laicismo imposto in questi anni da Zapatero.
In un’intervista al quotidiano fiancheggiatore El Paìs
ha annunciato che molto presto verranno tolti gli ostacoli giuridici che impediscono il suicidio assistito. In questo modo un cittadino avrà il diritto di mettere fine alla propria vita anche se non si trova in una situazione terminale. «Il proprietario del tuo corpo sei tu, sei tu che prendi le decisioni: questo significa socialismo!», spiega l’ideologo Soria con buona pace dei padri fondatori di una dottrina politica finita nel solipsismo radicaleggiante degli epigoni spagnoli. Sei socialista? Prendi le decisioni che vuoi!
Così in effetti si comporta il governo socialista di Zapatero che con sommo disprezzo dei cittadini, a cominciare da chi l’ha votato, preannuncia provvedimenti legislativi riguardanti la vita e la morte che non apparivano nel programma elettorale del Psoe del marzo scorso. Incoerenza ed arroganza, che sia questa l’essenza del socialismo stile Zapatero? La macabra trovata del «suicidio assistito», prima di ogni considerazione etica, si rivela un vergognoso voltafaccia politico.
Lo stesso è successo per quanto riguarda l’aborto. Prima delle elezioni di marzo il premier socialista aveva promesso che non avrebbe cambiato la legge nel corso della futura legislatura. Ed invece giovedì scorso la vicepremier De la Vega ha annunciato che già nei prossimi mesi entrerà in vigore una nuova legislazione che permetterà alle donne di abortire entro le prime 16 settimane senza bisogno di alcuna giustificazione. Va di fretta Zapatero con i suoi provvedimenti ultrapermissivi, dal matrimonio omosessuale al divorzio express, dalla ricerca sulle staminali embrionali alla clonazione terapeutica che hanno segnato i suoi primi quattro anni di governo. Ed ora l’attacco decisivo sul fronte della vita, con la banalizzazione dell’aborto e la legalizzazione del suicidio assistito. Un nuovo, pesante affronto ai cattolici, hanno scritto molti commentatori. Ma qui c’è in gioco ben più di un contrasto tra Stato e Chiesa. Se i cattolici alzano la voce non è per difendere chissà quali privilegi ma per denunciare la deriva sociale e civile verso cui si muove la Spagna di Zapatero. È un’operazione col marchio del nichilismo, dove alla fine contano solo il desiderio del singolo e l’interesse di lobby agguerrite. La Spagna vive una pesante crisi economica, i sogni di gloria del primato iberico stanno rapidamente svanendo ed il governo socialista, come manovra diversiva, agita di nuovo la bandiera del laicismo. Ed incapace di garantire una vita più decente promette a tutti una 'buona' morte.
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