1 dicembre 2008
Mio caro Malacoda, ti informo che dopo il lavoraccio di Mumbai ho ricevuto l’ordine tassativo di non intrattenere più alcuna corrispondenza con te, almeno fino a quando le acque non si saranno calmate. Le nostre conversazioni riprenderanno con molto più agio quaggiù, sotto il bel sole del padre nostro. Al fine però di mantenerti in forma per la missione, ti lascio come promemoria un documento molto importante. Si tratta di alcuni stralci di un testo delle origini di al Qaeda, a noi molto favorevole, anche se un po’ troppo ridondante per i miei gusti. È una cosiddetta fatwa, fu pubblicata il 23 febbraio 1998 da al Quds al Arabi e reca in calce le seguenti firme: sceicco bin Muhammad bin Laden, Ayman al Zawahiri, capo del Gruppo Jihad d’Egitto, Abu Yasir Rifa’i Ahmad Taha, dirigente del Gruppo Islamico, sceicco Mir Hamzah, segretario della Jamiat ul Ulema e Pakistan, Fazlul Ramahn, capo del Movimento per la Jihad in Bangladesh.
Sia lode a Dio, che ha rivelato il Libro, controlla le nuvole, sconfigge la faziosità e dice nel Suo Libro: «Ma quando i mesi di riposo sono trascorsi, allora portate guerra ai pagani per ucciderli ovunque li troviate, catturateli, assediateli, tendete loro agguati usando ogni stratagemma». E la pace sia con il nostro Profeta Muhammad bin ’Abdallah, il quale ha detto: «Sono stato inviato con la spada in mano per far sì che nessuno, tranne Dio, sia adorato, Dio che ha posto la mia vita all’ombra della mia lancia e che infligge umiliazione e vergogna a coloro che di-sobbediscono ai miei ordini». (…) Su queste fondamenta, e in ottemperanza all’ordine di Dio, noi emaniamo la seguente fatwa a tutti i musulmani: uccidere gli americani e i loro alleati – civili e militari – è un preciso dovere per ciascun individuo musulmano, il quale potrà assolverlo in qualsiasi paese ove gli sia possibile farlo. (…) Noi – con l’aiuto di Dio – esortiamo ogni musulmano che crede in Dio e desidera di venir remunerato, di obbedire all’ordine di Dio che gli ingiunge di uccidere gli americani e di saccheggiare le loro ricchezze, dovunque e ogniqualvolta le trovino. Esortiamo inoltre gli ulema, i capi, i giovani e tutti i soldati musulmani a lanciare attacchi contro le sataniche truppe americane e i sostenitori del diavolo, loro alleati, e di togliere di mezzo tutti coloro che li assecondano, per dar loro una dura lezione.
Mi raccomando, fanne buon uso. Ma non farlo circolare troppo. Sai, non vorrei che, leggendo certe cose, i nostri pazienti risalissero facilmente alla vera fonte di ispirazione (non è bene per noi che sia manifesto quanto di nostro c’è in tutte quelle forme di accecamento ideologico che inducono alla violenza e a vedere generosità ideale, senso del sacrificio, religione, là dove ci sono solo le nostre zampe). Mi raccomando: seguita a ispirare le anime affinché amino la morte più di quanto amino la vita. E rafforza in loro l’idea che il terrorismo non è emanazione nostra, ma, al contrario, è conseguenza dell’ira divina che, come disse quel nostro amato servitore dalla sua grotta in Pakistan, si abbatte sui «crimini e peccati commessi dagli americani», e quindi è, per usare le definizioni di certi bravi intellettuali italiani, una «reazione alla guerra di Bush in Afghanistan e in Iraq».
Tuo affezionatissimo zio
Berlicche
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