giovedì 27 novembre 2008

vita di sansone


di Erri De Luca, Universale Economica Feltrinelli


Confutazione di una leggenda
La sentenza del popolo dei lettori ha stabilito che lui era un atletico sprovveduto, preso in giro dalle donne e lei era una traditrice. I loro nomi, Sansone e Dalila, sono indicati a esempio di ingenuità e di inganno. Cosa ha da obiettare contro questa sentenza l'ultimo arrivato tra i lettori?

Con al premura di chi si accorge di una ingiustizia, propongo una istanza di revisione del caso, in base a elementi che sono stati tralasciati.
Riassumo gli avvenimenti. Sansone è un ebreo della stirpe di Dan. Il suo nome autentico è Shimshon, DALLA PAROLA "shemesh" che vuol dire sole. Così lo chiama sua madre partorendo quell'unico figlio in età avanzata, in seguito alla visita di un angelo. Nella scrittura sacra succede che tali incontri portino alle donne un'insperata fertilità. L'annuncio dell'angelo ha forza di apertura di grembo. Impone regole a madre e nascituro: quel bambino sarà "nazir", un consacrato, a vita. nazir non è un sacerdote, un ministro del cuto, ma un uomo che per voto si asterrà dal vino e da ogni derivato della vita, non si avvicinerà a un morto neanche se parente stretto, non si taglierà i capelli. nasce così questo bambino pieno di regole e di destino. Per la madre l'avventura di quella gravidanza tardiva, la rottura delle acque, l'apertura del parto hanno la forza del sole che sfonda la notte. Perciò lo chiama Shimshon. Per chi è del sud il sole è la massima potenza della natura. Non poteva dare nome più valoroso a suo figlio.

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