carlo carretto, famiglia piccola chiesa, ave, 1949-2007, p. 48-50
Per dirti meglio come vorrei vivere allora, ti descrivo la vita di una casa veramente cristiana, la vita di uno dei più cari amici che aveva saputo realizzare una famiglia come sognamo noi: Peppino Rovera.
Senti.
Si viveva nell'intimità della villa di Valgera. Tutta la giornata era un affermarsi dell'amore.
Ma l'ora che più mi commoveva era la sera. Nella sala della villa fiorivano i colloqui con una freschezza ed un equilibrio meravigliosi.
Si leggeva la Bibbia, si parlava di apostolato, di vita sociale, di conquista, si sognava un mondo nuovo. Non era possiblile un discorso frivolo, non si sosteneva una conversazione pettegola, vuota: non era quello un salotto, era una chiesa. E c'era la grazia che zampillava come da una fonte chiara e il vedere lui, il padre, seduto su una poltrona, riposarsi dopo il duro lavoro, coi due figli uno a desta e l'altro a sinistra che gli tenevano il braccio al collo e la bambina ai piedi che se lo beveva con gli sguardi, era un incanto.
Se ci poteva essere un dolore per quei figli era solo questo: uscire da quell'intimità, da quel dolce consesso. Si sentivano tutti veramente una casa sola - lei parte di lui e i figli parte della mamma e del babbo -. Nessun segreto per nessuno. Dove cercare i confidenti se non in loro? Dove cercare la soluzione dei problemi che affioravano in quelle animucce se non nel padre e nella madre?
E quando si faceva tardi e nonostante la volontà contraria le palpebre si appesantivano ai piccoli, Peppino con la sua voce tonante e allegra dava un segnale. Pochi minuti dopo la sala si trasformava in oratorio.
In ginocchio sul tappeto, davanti al tavolo che era come il sacrario perchè portava tutte le fotografie dei loro morti attorno all'immagine di Gesù e Maria, si recitavano le preghiere in comune.
Era il sunto della giornata, era il colloqui con l'eterno, era il coro composto con gli angeli e i morti sotto le stelle. Se avessi guardato in alto in quei momenti, avrei certamente visto il cielo aperto e se avessi avuto la visione dell'invasione, avrei scorto le mura luminose della Casa celeste che attendeva quella famiglia dopo la distruzione della casa terrena. Chi intonava la preghiera era il padre. Prima venivano le formule fisse e poi venivano le preghiere sempre variate alla giornata trascorsa e alle cose capitate.Anche i figli o la mamma erano invitati a costruire e a pronunciare preghiere ed era un mescolio di invocazioni, di confessioni, di richieste di perdono, di adorazione: un vero colloquio personale con Dio.
Nessuno era dimenticato e i morti e i vivi, conosciuti in quella casa, comparivano in mezzo alla piccola comunità orante, menzionati per nome e legati al filo d'oro dell'amore.
Poi peppino provera si alzava dritto e benediceva ad uno a uno i suoi figli, facendo un piccolo segno di croce co,l pollice sulla loro fronte, vero rappresentante di dio fra a sua gente.
Famiglia piccola chiesa!
Quante volte sono tornato con la mente in quell'antica prima visione ed oggi che lui non c'è più e gli orfani cresciuti nella fedeltà a quella scuola sognano con più intensità ancora perchè piccoli passeri senza nido altri nidi, altre piccole chiese più belle ancora, più santi ancora, ne sento tutto l'incomparabile valore.
Povero e grande Peppino Rovera!
Era così affezionato alla sua vocazione di padre e di sposo che la considerava come una consacrazione. E proprio davanti al suo esempo ho capito la rivoluzione che dovremmo fare noi giovani nel prepararci al matrimonio.
Basta col considerare il matrimonio come una vita di scarto, basta la tattica del silenzio su un problema così vitale. Basta!
Famiglia piccola chiesa!
E' la rinascita in cammino!
E quando dio lo chiamò a se per i suoi imperscrutabili disegni e a lui toccò pronunciare il fiat della rassegnazione, seppe scrivere come testamento una pagina come questa:
"Volete saper il segreto della concordia, della buona armonia, dell'unione e della pace familiare?
DIte ogni sera le preghiere in comune. Tutti e bene.
Non è un comendo che vi do. I comandi pesano. E' un dolce segreto da non scordare. SIategli fedeli per la vostra felicità. E ancora: fate la carità ogni giorno della vostra vita. Studiatevi di farla soprattutto con finezza di cuore nei giorni della tribolazione e della tentazione. Essa vi renderà il sereno dell'anima e il male non potrà nulla contro di voi.
Ed ora vi dico un'altra cosa.
Non sarà sempre tempo di ansie e di lacrime. Il papà più di una volta non può morire:
né le distruzioni e le guerre dureranno eterne.
Verranno, verranno le dolci stagioni della vita. Vi dico, godetele. Ma ricordatevi: rispettate sempre la Legge di Dio."
Non ti sembra una pagina degli antichi Patriarchi della Bibbia? Non ti sembra la benedizione di Giacobbe ai suoi figli?
E fu sì grande la potenza formativa di Peppino Rovera che i due figli introdussero nella cassa contenente la salma del loro babbo un biglietto per uno.
Sovente penso a quei due pezzi di carta ingiallita e ormai con la scritturastinta sul corpo di Peppino.
Uno diceva:"La morte ma non peccati". E l'altro:"Papà, sarò un operaio di Cristo come te".
C'è un premio più bello per una vita che si chiude?
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