sabato 21 giugno 2008

lo tzaddik

Chaim Potok, Danny l’eletto, Garzanti, 1990, p. 349-350

"Quand'ero in tenerissima eta', mio padre, possa riposare in pace, comincio' a svegliarmi nel cuor della notte al semplice scopo di farmi piangere. Ero un bambino, ma lui mi svegliava e mi narrava delle storie sulla distruzione di Gerusalemme e sulle sofferenze del popolo d'Israele, e io piangevo. Cosi' fece per anni e anni.

Un giorno mi condusse a visitare un ospedale - ah, che esperienza fu quella! - e spesso mi portava dai poveri, dai mendicanti, perche' udissi i loro discorsi. Quanto a lui, non mi parlava mai salvo quando studiavamo insieme. Mi ammaestro' col silenzio. M'insegno' a guardare in me stesso, a scoprire la forza che possedevo, a muovermi dentro di me in compagnia della mia anima. Quando i fedeli gli chiedevano perche' osservasse quel silenzio con suo figlio, rispondeva che era alieno dal parlare, che le parole sono crudeli, le parole sono malfide, travisano cio' ch'e' nel cuore, nascondono il cuore, il cuore parla per tramite del silenzio. Impariamo a conoscere il dolore, diceva, impariamo a conoscerlo rivolgendoci interiormente, scoprendo la nostra anima. E la conoscenza del dolore e' importante, diceva pure: distrugge la nostra albagia, la nostra arroganza, la nostra indifferenza verso il prossimo. Essa c'induce a constatare quanto siamo minuscoli e fragili, e fino a che punto dobbiamo dipendere dal Signore dell'universo. Fu solo un po' alla volta, con estrema lentezza, che cominciai a comprendere quello che diceva mio padre. Per anni il suo silenzio mi disoriento' e mi impauri', sebbene avessi sempre fiducia in lui e non lo odiassi mai. E quando fui sufficientemente maturo per comprendere, mi spiego' che lo tzaddik, piu' che ogni altra persona, deve avere la conoscenza del dolore. Lo tzaddik deve saper soffrire per la sua gente, disse. Deve toglierle il dolore e reggerlo sopra le proprie spalle. Deve reggerlo sempre. Deve invecchiare anzitempo. Deve piangere, in cuor suo deve piangere perennemente. Anche quando balla e quando canta, deve piangere per le sofferenze della sua gente."

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