martedì 3 giugno 2008

da MetroNews - Roma

Con Amstetten Dio è morto.
La tragedia di Amstetten in Austria segna la fine del Cristianesimo. È il fallimento di un Dio che per se stesso ha scelto un martirio di ore, per le sue creature un martirio di decenni. È la disfatta di un Dio sconfitto dal male da lui stesso generato. Dio è morto. Johnny 83
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MetroNews il 06.05.2008
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(..) Secondo una suddivisione oggi purtroppo accettata in tutto l'Occidente, la storia degli ultimi millecinquecento anni viene distinta in due parti. La prima, dalla fine dell'Impero Romano al Rinascimento, corrisponde ad un unico periodo, chiamato Medioevo, nel quale vengono fatti coesistere i secoli oscuri della prevalenza barbarica e i successivi secoli della Res Publica Christiana e del Sacro Romano Impero, gli unici, questi, in cui il cristianesimo ha permeato in qualche modo la vita della società. Si tratterebbe in sostanza di un unico periodo regressivo per l'umanità.
La seconda parte comincia con il Rinascimento, che rappresenta l'inizio dell'età moderna, o del progresso. In realtà nel Rinascimento ha avuto luogo la rinascita del paganesimo, non più però nella sua versione antica, che dava anche spazio a Dio, o almeno agli dei, tanto che Cicerone poteva scrivere: “Apud nos omnia religione reguntur” (presso di noi tutto si regge sulla religione), e nel quale potevano comparire figure come Virgilio naturaliter christianus. Il nuovo paganesimo rinascimentale, invece, dopo aver conosciuto Cristo, lo respingeva: era dunque contro Cristo e contro Dio. Partendo appunto da lì si è arrivati nel nostro secolo alla proclamata “morte di Dio”, che costituisce il nucleo caratterizzante la filosofia laicista contemporanea.
Quella esclusione di Dio dalla vita concreta della società ha prodotto fin da subito frutti amari: anzitutto, durante lo stesso Rinascimento, ha prodotto un primo piccolo Hitler o Stalin, con il Duca Valentino, che è stato assunto da Macchiavelli come il modello della politica nuova e razionale, quella del fine che giustifica i mezzi. Non a caso ai nostri giorni Gramsci, fornendo il più moderno studio della politica preconizzata dal comunismo, ha dato al Partito il nome di “Nuovo Principe”.
Più tardi, un secondo frutto tipico dell'esclusione di Dio dalla società degli uomini è stato, durante la Rivoluzione francese, il tremendo massacro vandeano, che ha presentato caratteristiche di genocidio e di menzogna molto simili a quelle comparse poi su scala molto maggiore nel nostro secolo.
Infine il frutto maggiore, almeno fino ad oggi, è costituito appunto dalle stragi naziste e comuniste nel nostro secolo, che hanno comportato milioni e milioni di morti. La “morte di Dio”, infatti, comporta come stretta conseguenza la nullificazione dell'uomo. Di tutto questo la gente sa ben poco, perchè il nostro è il tempo delle mezze verità, cioè in conclusione della menzogna. (..)
Eugenio Corti
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Tracce, maggio 1997

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