nigunim

giovedì 10 marzo 2011

Brano musicale tratto dal filmato youtube

QUMRAM JERICÓ BETANIA JERUSALEM

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nigunim

con il termine NIGUNIM, nella tradizione ebraica, vengono indicati i canti o le melodie che si esprimono con la sola voce, senza accompagnamento di strumenti musicali. Sono lamenti, inni di gioia, inni di vittoria, momenti di meditazione, ma sempre sono l'espressione del grido, di gioia o di dolore, che abita nel cuore di ogni uomo...

perchè un blog


Tengo abitualmente memoria delle mie giornate in agenda: avvenimenti, pensieri, incontri...



Ma ho sempre avvertito la necessità di lasciare una traccia anche di libri o semplici articoli o canzoni, foto, luoghi, immagini a cui valesse la pena tornare, di tutte quelle cose ,insomma, da ri-leggere, ri-ascoltare, ri-guardare “alla bisogna” quando il quotidiano cerca sostegno nella memoria...



J. Maritain

"Dopo essere stata toccata al varco da un'ala ardente, un'anima d'uomo diventa ovunque straniera. Può innamorarsi delle cose, ma senza trovarvi mai riposo."

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riti



Quando il Besht doveva assolvere qualche compito difficile, qualcosa di segreto per il bene delle creature, andava in un posto nei boschi, accendeva un fuoco e pregava, assorto in meditazione. E questo bastava. Una generazione dopo, il Maggid di Meseritz, a fronte di problemi analoghi, si recava nel bosco e diceva: non sappiamo più fare il fuoco, ma sappiamo dire le preghiere. E questo bastava. Un’altra generazione più tardi, di fronte a un simile compito, Rabbi Mosche Leib di Sassow diceva: non sappiamo più accendere il fuoco e non conosciamo più quelle preghiere, ma conosciamo il posto nel bosco e questo deve bastare. E questo bastava. Dopo un’altra generazione, Rabbi Israel di Rischin, che ormai sedeva su un trono in un palazzo, diceva: non possiamo fare il fuoco, non conosciamo quelle preghiere, non sappiamo trovare il posto nel bosco. Ma di tutto ciò possiamo narrare la storia. E questo bastava.

la preghiera



L'uomo non sta in piedi né per la sua ricchezza, né per la sua sapienza, né per la sua forza. Che cosa dunque lo fa stare in piedi? La sua preghiera.

Midrash Tehillim 142,1

vita eterna



Rabbi Moshe sognò di trovarsi nel mondo a venire (olàm habà). Entrò in una stanza spoglia, priva di ornamenti, e vide dei saggi che studiavano la Torah. Rimase un po' sorpreso e si chiese se la Vita Eterna fosse tutta lì. In quel momento udì una voce che diceva: "Non credere che quei saggi siano nella Vita Eterna, è la Vita Eterna che è dentro di loro".

humanae vitae


HUMANAE VITAE

LETTERA ENCICLICA
DEL SOMMO PONTEFICE


PAOLO PP. VI

1.
Il gravissimo dovere di trasmettere la vita umana, per il quale gli sposi sono liberi e responsabili collaboratori di Dio creatore, è sempre stato per essi fonte di grandi gioie, le quali, tuttavia, sono talvolta accompagnate da non poche difficoltà e angustie. In tutti i tempi l’adempimento di questo dovere ha posto alla coscienza dei coniugi seri problemi, ma col recente evolversi della società, si sono prodotti mutamenti tali da far sorgere nuove questioni, che la chiesa non può ignorare, trattandosi di materia che tanto da vicino tocca la vita e la felicità degli uomini.


I.
ASPETTI NUOVI DEL PROBLEMA E COMPETENZA DEL MAGISTERO


2.
I cambiamenti avvenuti sono infatti di grande importanza e di vario genere. Si tratta anzitutto del rapido sviluppo demografico, per il quale molti manifestano il timore che la popolazione mondiale cresca più rapidamente delle risorse a disposizione, con crescente angustia di tante famiglie e di popoli in via di sviluppo. Per questo è grande la tentazione delle autorità di opporre a tale pericolo misure radicali. Inoltre, non solo le condizioni di lavoro e di alloggio, ma anche le accresciute esigenze, sia nel campo economico che in quello della educazione della gioventù, rendono spesso oggi difficile il sostentamento conveniente di un numero elevato di figli. Si assiste anche a un mutamento, oltre che nel modo di considerare la persona della donna e il suo posto nella società, anche nel valore da attribuire all’amore coniugale nel matrimonio, e nell’apprezzamento da dare al significato degli atti coniugali in relazione con questo amore. Infine, questo soprattutto si deve considerare, che l’uomo ha compiuto progressi stupendi nel dominio e nell’organizzazione razionale delle forze della natura, così che si sforza di estendere questo dominio al suo stesso essere globale; al corpo, alla vita psichica, alla vita sociale, e perfino alle leggi che regolano la trasmissione della vita.

3.
Tale stato di cose fa sorgere nuove domande. Se, date le condizioni della vita odierna e dato il significato che le relazioni coniugali hanno per l’armonia tra gli sposi e per la loro mutua fedeltà, non sia forse indicata una revisione delle norme etiche finora vigenti, soprattutto se si considera che esse non possono essere osservate senza sacrifici talvolta eroici. Ancora: se estendendo a questo campo l’applicazione del cosiddetto " principio di totalità ", non si possa ammettere che l’intenzione di una fecondità meno esuberante, ma più razionalizzata, trasforma l’intervento materialmente sterilizzante in una lecita e saggia regolazione della natalità. Se non si possa ammettere cioè che la finalità procreativa appartenga all’insieme della vita coniugale, piuttosto che ai suoi singoli atti. Si chiede anche se, dato l’accresciuto senso di responsabilità dell’uomo moderno, non sia venuto per lui il momento di affidare alla sua ragione e alla sua volontà, più che ai ritmi biologici del suo organismo, il compito di trasmettere la vita.

4.
Tali questioni esigevano dal magistero della chiesa una nuova approfondita riflessione sui principi della dottrina morale del matrimonio: dottrina fondata sulla legge naturale illuminata e arricchita dalla rivelazione divina. Nessun fedele vorrà negare che al magistero della chiesa spetti di interpretare anche la legge morale naturale. È infatti incontestabile, come hanno più volte dichiarato i nostri predecessori, che Gesù Cristo, comunicando a Pietro e agli apostoli la sua divina autorità e inviandoli a insegnare a tutte le genti i suoi comandamenti, li costituiva custodi e interpreti autentici di tutta la legge morale, non solo cioè della legge evangelica, ma anche di quella naturale. Infatti anche la legge naturale è espressione della volontà di Dio, l’adempimento fedele di essa è parimenti necessario alla salvezza eterna degli uomini. Conformemente a questa sua missione, la chiesa ha dato sempre, ma più ampiamente nel tempo recente, un adeguato insegnamento sia sulla natura del matrimonio sia sul retto uso dei diritti coniugali e sui doveri dei coniugi.

5.
La coscienza della medesima missione ci indusse a confermare e allargare la commissione di studio che il nostro predecessore Giovanni XXIII, di v.m., aveva costituito nel marzo del 1963. Questa commissione, che comprendeva, oltre a parecchi studiosi delle varie discipline pertinenti, anche coppie di sposi, non solo aveva per scopo di raccogliere pareri sulle nuove questioni riguardanti la vita coniugale, e in particolare una retta regolazione della natalità, ma anche di fornire gli elementi di informazione opportuni, perché il magistero della chiesa potesse dare una risposta adeguata all’attesa non soltanto dei fedeli, ma dell’opinione pubblica mondiale. I lavori di questi esperti, nonché i giudizi e i consigli successivi di un buon numero dei nostri fratelli nell’episcopato, o spontaneamente inviati o da noi richiesti, ci hanno permesso di meglio misurare tutti gli aspetti del complesso argomento. Pertanto di gran cuore esprimiamo a tutti la nostra vivissima gratitudine.

6.
Le conclusioni alle quali era pervenuta la commissione non potevano tuttavia essere da noi considerate come certe e definitive, né dispensarci da un personale esame di tanto grave questione; anche perché non si era giunti, in seno alla commissione, alla piena concordanza di giudizi circa le norme morali da proporre, e soprattutto perché erano emersi alcuni criteri di soluzioni, che si distaccavano dalla dottrina morale sul matrimonio proposta con costante fermezza dal magistero della chiesa. Perciò, avendo attentissimamente vagliato la documentazione a noi offerta, dopo mature riflessioni e assidue preghiere, intendiamo ora, in virtù del mandato da Cristo a noi affidato, dare la nostra risposta a queste gravi questioni.

II.
PRINCIPI DOTTRINALI


Una visione globale dall’uomo

7.
Il problema della natalità, come ogni altro problema riguardante la vita umana, va considerato, al di là delle prospettive parziali - siano di ordine biologico o psicologico, demografico o sociologico - nella luce di una visione integrale dell’uomo e della sua vocazione, non solo naturale e terrena, ma anche soprannaturale ed eterna. E poiché, nel tentativo di giustificare i metodi artificiali di controllo delle nascite, da molti si è fatto appello alle esigenze, sia dell’amore coniugale, sia di una paternità responsabile, conviene chiarire e precisare accuratamente la vera concezione di queste due grandi realtà della vita matrimoniale, richiamandoci principalmente a quanto è stato esposto recentemente a questo riguardo, con somma autorità, dal concilio Vaticano II, nella costituzione pastorale Gaudium et spes.

L’amore coniugale

8.
L’amore coniugale rivela massimamente la sua vera natura e nobiltà quando è considerato nella sua sorgente suprema, Dio, che è "Amore", che è il Padre " da cui ogni paternità, in cielo e in terra, trae il suo nome ". Il matrimonio non è quindi effetto del caso o prodotto della evoluzione di inconsce forze naturali: è stato sapientemente e provvidenzialmente istituito da Dio creatore per realizzare nell’umanità il suo disegno di amore. Per mezzo della reciproca donazione personale, loro propria ed esclusiva, gli sposi tendono alla comunione delle loro persone, con la quale si perfezionano a vicenda, per collaborare con Dio alla generazione e alla educazione di nuove vite. Per i battezzati, poi, il matrimonio riveste la dignità di segno sacramentale della grazia, in quanto rappresenta l’unione di Cristo e della chiesa.

Le caratteristiche dell’amore coniugale

9.
In questa luce appaiono chiaramente le note e le esigenze caratteristiche dell’amore coniugale, di cui è di somma importanza avere un’idea esatta. È prima di tutto amore pienamente umano, vale a dire sensibile e spirituale. Non è quindi semplice trasporto di istinto e di sentimento, ma anche e principalmente è atto della volontà libera, destinato non solo a mantenersi, ma anche ad accrescersi mediante le gioie e i dolori della vita quotidiana; così che gli sposi diventino un cuor solo e un’anima sola, e raggiungano insieme la loro perfezione umana. È poi amore totale, vale a dire una forma tutta speciale di amicizia personale, in cui gli sposi generosamente condividono ogni cosa, senza indebite riserve o calcoli egoistici. Chi ama davvero il proprio consorte, non lo ama soltanto per quanto riceve da lui, ma per se stesso, lieto di poterlo arricchire del dono di sé. È ancora amore fedele ed esclusivo fino alla morte. Così infatti lo concepiscono lo sposo e la sposa nel giorno in cui assumono liberamente e in piena consapevolezza l’impegno del vincolo matrimoniale. Fedeltà che può talvolta essere difficile, ma che sia sempre possibile, e sempre nobile e meritoria, nessuno lo può negare. L’esempio di tanti sposi attraverso i secoli dimostra non solo che essa è consentanea alla natura del matrimonio, ma altresì che da essa, come da una sorgente, scaturisce una intima e duratura felicità. È infine amore fecondo, che non si esaurisce tutto nella comunione dei coniugi, ma è destinato a continuarsi, suscitando nuove vite. "Il matrimonio e l’amore coniugale sono ordinati per loro natura alla procreazione ed educazione della prole. I figli infatti sono il preziosissimo dono del matrimonio e contribuiscono moltissimo al bene degli stessi genitori".

La paternità responsabile

10.
Perciò l’amore coniugale richiede dagli sposi che essi conoscano convenientemente la loro missione di paternità responsabile, sulla quale oggi a buon diritto tanto si insiste e che va anch’essa esattamente compresa. Essa deve considerarsi sotto diversi aspetti legittimi e tra loro collegati. In rapporto ai processi biologici, paternità responsabile significa conoscenza e rispetto delle loro funzioni: l’intelligenza scopre, nel potere di dare la vita, leggi biologiche che riguardano la persona umana. In rapporto alle tendenze dell’istinto e delle passioni, la paternità responsabile significa il necessario dominio che la ragione e la volontà devono esercitare su di esse. In rapporto alle condizioni fisiche, economiche, psicologiche e sociali, la paternità responsabile si esercita, sia con la deliberazione ponderata e generosa di far crescere una famiglia numerosa, sia con la decisione, presa per gravi motivi e nel rispetto della legge morale, di evitare temporaneamente od anche a tempo indeterminato, una nuova nascita. Paternità responsabile comporta ancora e soprattutto un più profondo rapporto all’ordine morale chiamato oggettivo, stabilito da Dio e di cui la retta coscienza è vera interprete. L’esercizio responsabile della paternità implica dunque che i coniugi riconoscano i propri doveri verso Dio, verso se stessi, verso la famiglia e verso la società, in una giusta gerarchia dei valori. Nel compito di trasmettere la vita, essi non sono quindi liberi di procedere a proprio arbitrio, come se potessero determinare in modo del tutto autonomo le vie oneste da seguire, ma, al contrario, devono conformare il loro agire all’intenzione creatrice di Dio, espressa nella stessa natura del matrimonio e dei suoi atti, e manifestata dall’insegnamento costante della chiesa.

Rispettare la natura e la finalità dell’atto matrimoniale

11.
Questi atti, con i quali gli sposi si uniscono in casta intimità e per mezzo dei quali si trasmette la vita umana, sono, come ha ricordato il recente concilio, "onesti e degni", e non cessano di essere legittimi se, per cause mai dipendenti dalla volontà dei coniugi, sono previsti infecondi, perché rimangono ordinati ad esprimere e consolidare la loro unione. Infatti, come l’esperienza attesta, non da ogni incontro coniugale segue una nuova vita. Dio ha sapientemente disposto leggi e ritmi naturali di fecondità che già di per sé distanziano il susseguirsi delle nascite. Ma, richiamando gli uomini all’osservanza delle norme della legge naturale, interpretata dalla sua costante dottrina, la chiesa insegna che qualsiasi: atto matrimoniale deve rimanere aperto alla trasmissione della vita.

Inscindibili due aspetti: unione e procreazione

12.
Tale dottrina, più volte esposta dal magistero della chiesa, è fondata sulla connessione inscindibile, che Dio ha voluto e che l’uomo non può rompere di sua iniziativa, tra i due significati dell’atto coniugale: il significato unitivo e il significato procreativo. Infatti, per la sua intima struttura, l’atto coniugale, mentre unisce con profondissimo vincolo gli sposi, li rende atti alla generazione di nuove vite, secondo leggi iscritte nell’essere stesso dell’uomo e della donna. Salvaguardando ambedue questi aspetti essenziali, unitivo e procreativo, l’atto coniugale conserva integralmente il senso di mutuo e vero amore ed il suo ordinamento all’altissima vocazione dell’uomo alla paternità. Noi pensiamo che gli uomini del nostro tempo sono particolarmente in grado di afferrare quanto questa dottrina sia consentanea alla ragione umana.

Fedeltà al disegno di Dio

13.
Giustamente infatti si avverte che un atto coniugale imposto al coniuge senza nessun riguardo alle sue condizioni ed ai suoi giusti desideri non è un vero atto di amore e nega pertanto un’esigenza del retto ordine morale nei rapporti tra gli sposi. Così, chi ben riflette dovrà anche riconoscere che un atto di amore reciproco, che pregiudichi la disponibilità a trasmettere la vita che Dio creatore di tutte le cose secondo particolari leggi vi ha immesso, è in contraddizione sia con il disegno divino, a norma del quale è costituito il coniugio, sia con il volere dell’Autore della vita umana. Usare di questo dono divino distruggendo, anche soltanto parzialmente, il suo significato e la sua finalità è contraddire alla natura dell’uomo come a quella della donna e del loro più intimo rapporto, e perciò è contraddire anche al piano di Dio e alla sua santa volontà. Usufruire invece del dono dell’amore coniugale rispettando le leggi del processo generativo, significa riconoscersi non arbitri delle sorgenti della vita umana, ma piuttosto ministri del disegno stabilito dal creatore. Infatti, come sul suo corpo in generale l’uomo non ha un dominio illimitato, così non lo ha, con particolare ragione, sulle sue facoltà generative in quanto tali, a motivo della loro ordinazione intrinseca a suscitare la vita, di cui Dio è principio. " La vita umana è sacra, ricordava Giovanni XXIII; fin dal suo affiorare impegna direttamente l’azione creatrice di Dio ".

Vie illecite per la regolazione della natalità

14.
In conformità con questi principi fondamentali della visione umana e cristiana sul matrimonio, dobbiamo ancora una volta dichiarare che è assolutamente da escludere, come via lecita per la regolazione delle nascite, l’interruzione diretta del processo generativo già iniziato, e soprattutto l’aborto diretto, anche se procurato per ragioni terapeutiche. È parimenti da condannare, come il magistero della chiesa ha più volte dichiarato, la sterilizzazione diretta, sia perpetua che temporanea, tanto dell’uomo che della donna. È altresì esclusa ogni azione che, o in previsione dell’atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione. Né, a giustificazione degli atti coniugali resi intenzionalmente infecondi, si possono invocare, come valide ragioni: che bisogna scegliere quel male che sembri meno grave o il fatto che tali atti costituirebbero un tutto con gli atti fecondi che furono posti o poi seguiranno, e quindi ne condividerebbero l’unica e identica bontà morale. In verità, se è lecito, talvolta, tollerare un minor male morale al fine di evitare un male maggiore o di promuovere un bene più grande, non è lecito, neppure per ragioni gravissime, fare il male, affinché ne venga il bene, cioè fare oggetto di un atto positivo di volontà ciò che è intrinsecamente disordine e quindi indegno della persona umana, anche se nell’intento di salvaguardare o promuovere beni individuali, familiari o sociali. È quindi errore pensare che un atto coniugale, reso volutamente infecondo, e perciò intrinsecamente non onesto, possa essere coonestato dall’insieme di una vita coniugale feconda.

Liceità dei mezzi terapeutici

15.
La chiesa, invece, non ritiene affatto illecito l’uso dei mezzi terapeutici necessari per curare malattie dell’organismo, anche se ne risultasse un impedimento, pur previsto, alla procreazione, purché tale impedimento non sia, per qualsiasi motivo, direttamente voluto.

Liceità del ricorso ai periodi infecondi

16.
A questo insegnamento della chiesa sulla morale coniugale, si obietta oggi, come osservavamo sopra (n. 3), che è prerogativa dell’intelligenza umana dominare le energie offerte dalla natura irrazionale e orientarle verso un fine conforme al bene dell’uomo. Ora, alcuni si chiedono: nel caso presente, non è forse razionale, in circostanze così complesse, ricorrere al controllo artificiale delle nascite, se con ciò si ottiene l’armonia e la quiete della famiglia e migliori condizioni per l’educazione dei figli già nati? A questo quesito occorre rispondere con chiarezza: la chiesa è la prima a elogiare e a raccomandare l’intervento dell’intelligenza in un’opera che così da vicino associa la creatura ragionevole al suo creatore, ma afferma che ciò si deve fare nel rispetto dell’ordine da Dio stabilito. Se dunque per distanziare le nascite esistono seri motivi, derivanti dalle condizioni fisiche o psicologiche dei coniugi, o da circostanze esteriori, la chiesa insegna essere allora lecito tener conto dei ritmi naturali immanenti alle funzioni generative per l’uso del matrimonio nei soli periodi infecondi e così regolare la natalità senza offendere minimamente i principi morali che abbiamo ora ricordato. La chiesa è coerente con se stessa, sia quando ritiene lecito il ricorso ai periodi infecondi, sia quando condanna come sempre illecito l’uso dei mezzi direttamente contrari alla fecondazione, anche se ispirato da ragioni che possano apparire oneste e gravi. Infatti, i due casi differiscono completamente tra di loro: nel primo caso i coniugi usufruiscono legittimamente di una disposizione naturale; nell’altro caso essi impediscono lo svolgimento dei processi naturali. È vero che, nell’uno e nell’altro caso, i coniugi concordano con mutuo e certo consenso di evitare la prole per ragioni plausibili, cercando la sicurezza che essa non verrà; ma è altresì vero che soltanto nel primo caso essi sanno rinunciare all’uso del matrimonio nei periodi fecondi quando, per giusti motivi, la procreazione non è desiderabile, usandone, poi, nei periodi agenesiaci a manifestazione di affetto e a salvaguardia della mutua fedeltà. Così facendo essi danno prova di amore veramente e integralmente onesto.

Gravi conseguenze dei metodi di regolazione artificiale della natalità

17.
Gli uomini retti potranno ancora meglio convincersi della fondatezza della dottrina della chiesa in questo campo, se vorranno riflettere alle conseguenze dei metodi di regolazione artificiale delle nascite. Considerino, prima di tutto, quale via larga e facile aprirebbero così alla infedeltà coniugale ed all’abbassamento generale della moralità. Non ci vuole molta esperienza per conoscere la debolezza umana e per comprendere che gli uomini - i giovani specialmente, così vulnerabili su questo punto - hanno bisogno d’incoraggiamento a essere fedeli alla legge morale e non si deve loro offrire qualche facile mezzo per eluderne l’osservanza. Si può anche temere che l’uomo, abituandosi all’uso delle pratiche anticoncezionali, finisca per perdere il rispetto della donna e, senza più curarsi del suo equilibrio fisico e psicologico, arrivi a considerarla come semplice strumento di godimento egoistico e non più come la sua compagna, rispettata e amata. Si rifletta anche all’arma pericolosa che si verrebbe a mettere così tra le mani di autorità pubbliche, incuranti delle esigenze morali. Chi potrà rimproverare a un governo di applicare alla soluzione dei problemi della collettività ciò che fosse riconosciuto lecito ai coniugi per la soluzione di un problema familiare? Chi impedirà ai governanti di favorire e persino di imporre ai loro popoli, ogni qualvolta lo ritenessero necessario, il metodo di contraccezione da essi giudicato più efficace? In tal modo gli uomini, volendo evitare le difficoltà individuali, familiari o sociali che s’incontrano nell’osservanza della legge divina, arriverebbero a lasciare in balia dell’intervento delle autorità pubbliche il settore più personale e più riservato della intimità coniugale. Pertanto, se non si vuole esporre all’arbitrio degli uomini la missione di generare la vita, si devono necessariamente riconoscere limiti invalicabili alla possibilità di dominio dell’uomo sul proprio corpo e sulle sue funzioni; limiti che a nessun uomo, sia privato, sia rivestito di autorità, è lecito infrangere. E tali limiti non possono essere determinati che dal rispetto dovuto all’integrità del corpo umano e delle sue funzioni naturali secondo i principi sopra ricordati e secondo la retta intelligenza del principio di totalità, illustrato dal nostro Predecessore Pio XII.

La chiesa garante degli autentici valori umani

18.
Si può prevedere che questo insegnamento non sarà forse da tutti facilmente accolto: troppe sono le voci, amplificate dai moderni mezzi di propaganda, che contrastano con quella della chiesa. A dir vero, questa non si meraviglia di essere fatta, a somiglianza del suo divin fondatore, " segno di contraddizione ", ma non lascia per questo di proclamare con umile fermezza tutta la legge morale, sia naturale, che evangelica. Di essa la chiesa non è stata autrice, né può, quindi, esserne arbitra; ne è soltanto depositaria e interprete, senza mai poter dichiarare lecito quel che non lo è, per la sua intima e immutabile opposizione al vero bene dell’uomo. Nel difendere la morale coniugale nella sua integralità, la chiesa sa di contribuire all’instaurazione di una civiltà veramente umana; essa impegna l’uomo a non abdicare alla propria responsabilità per rimettersi ai mezzi tecnici; difende con ciò stesso la dignità dei coniugi. Fedele all’insegnamento come all’esempio del Salvatore, essa si dimostra amica sincera e disinteressata degli uomini che vuole aiutare, fin dal loro itinerario terrestre, " a partecipare come figli alla vita del Dio vivente, Padre di tutti gli uomini ".

III.
DIRETTIVE PASTORALI


La chiesa "madre e maestra"

19.
La nostra parola non sarebbe espressione adeguata del pensiero e delle sollecitudini della chiesa, madre e maestra di tutte le genti, se, dopo aver richiamato gli uomini alla osservanza e al rispetto della legge divina riguardante il matrimonio, non li confortasse nella vita di una onesta regolazione della natalità, pur in mezzo alle difficili condizioni che oggi travagliano le famiglie e i popoli. La chiesa, infatti, non può avere altra condotta verso gli uomini da quella del Redentore: conosce la loro debolezza, ha compassione della folla, accoglie i peccatori; ma non può rinunciare a insegnare la legge che in realtà è quella propria di una vita umana restituita nella sua verità originaria e condotta dallo Spirito di Dio.

Possibilità della osservanza della legge divina

20.
La dottrina della chiesa sulla regolazione della natalità, che promulga la legge divina, apparirà facilmente a molti di difficile o addirittura impossibile attuazione. E certamente, come tutte le realtà grandi e benefiche, essa richiede serio impegno e molti sforzi, individuali, familiari e sociali. Anzi, non sarebbe attuabile senza l’aiuto di Dio, che sorregge e corrobora la buona volontà degli uomini. Ma a chi ben riflette non potrà non apparire che tali sforzi sono nobilitanti per l’uomo e benefici per la comunità umana.

Padronanza di sé

21.
Una retta e onesta pratica di regolazione della natalità richiede anzitutto dagli sposi che acquistino e posseggano solide convinzioni circa i veri valori della vita e della famiglia, e che tendano ad acquistare una perfetta padronanza di sé. Il dominio dell’istinto, mediante la ragione e la libera volontà, impone indubbiamente una ascesi, affinché le manifestazioni affettive della vita coniugale siano secondo il retto ordine e in particolare per l’osservanza della continenza periodica. Ma questa disciplina, propria della purezza degli sposi, ben lungi al nuocere all’amore coniugale, gli conferisce invece un più alto valore umano. Esige un continuo sforzo, ma grazie al suo benefico influsso i coniugi sviluppano integralmente la loro personalità, arricchendosi di valori spirituali: essa apporta alla vita familiare frutti di serenità e di pace e agevola la soluzione degli altri problemi; favorisce l’attenzione verso l’altro coniuge, aiuta gli sposi a bandire l’egoismo, nemico del vero amore, e approfondisce il loro senso di responsabilità nel compimento dei loro doveri. I genitori acquistano con essa la capacità di un influsso più profondo ed efficace per l’educazione dei figli; la fanciullezza e la gioventù crescono nella giusta stima dei valori umani e nello sviluppo sereno ed armonico delle loro facoltà spirituali e sensibili.

Creare un ambiente favorevole alla castità

22.
Noi vogliamo in questa occasione richiamare l’attenzione degli educatori e di quanti assolvono compiti di responsabilità in ordine al bene comune dell’umana convivenza, sulla necessità di creare un clima favorevole all’educazione della castità, cioè al trionfo della sana libertà sulla licenza, mediante il rispetto dell’ordine morale. Tutto ciò che nei moderni mezzi di comunicazione sociale i alle eccitazioni dei sensi, alla sfrenatezza dei costumi, come pure ogni forma di pornografia o di spettacoli licenziosi, deve suscitare la franca e unanime reazione di tutte le persone sollecite del progresso della civiltà e della difesa dei beni supremi dello spirito umano. Invano si cercherebbe di giustificare queste depravazioni con pretese esigenze artistiche scientifiche o di trarre argomento dalla libertà lasciata in questo settore da parte delle pubbliche autorità.

Appello ai pubblici poteri

23.
Ai governanti, che sono i principali responsabili del bene comune e tanto possono per la salvaguardia del costume orale, noi diciamo: non lascino che si degradi la moralità dei loro popoli; non accettino che si introducano in modo legale in quella cellula fondamentale dello stato, che è la famiglia, pratiche contrarie alla legge naturale e divina. Altra è la via mediante la quale i pubblici poteri possono e devono contribuire alla soluzione del problema demografico: è la via di una provvida politica familiare, di una saggia educazione dei popoli, rispettosa della legge morale e della libertà dei cittadini. Siamo ben consapevoli delle gravi difficoltà in cui versano i pubblici poteri a questo riguardo, specialmente nei paesi in via di sviluppo. Alle loro legittime preoccupazioni abbiamo consacrato la nostra enciclica Populorum progressio. Ma, con il nostro predecessore Giovanni XXIII, ripetiamo: " Queste difficoltà non vanno superate facendo ricorso a metodi e a mezzi che sono indegni dell’uomo e che trovano la loro spiegazione soltanto in una concezione prettamente materialistica dell’uomo stesso e della sua vita. La vera soluzione si trova soltanto nello sviluppo economico e nel progresso sociale, che rispettano e promuovono i veri valori umani individuali e sociali ". Né si potrebbe senza grave ingiustizia rendere la divina Provvidenza responsabile di ciò che dipendesse invece da minore saggezza di governo, da un senso insufficiente della giustizia sociale, da egoistico accaparramento o ancora da biasimevole indolenza nell’affrontare gli sforzi e i sacrifici necessari per assicurare la elevazione del livello di vita di un popolo e di tutti i suoi figli. Che tutti i poteri responsabili - come certuni già fanno così lodevolmente - ravvivino generosamente i loro sforzi. E non cessi di estendersi l’aiuto vicendevole tra tutti i membri della grande famiglia umana: è un campo quasi illimitato che si apre così all’attività delle grandi organizzazioni internazionali.

Agli uomini di scienza

24.
Vogliamo ora esprimere il nostro incoraggiamento agli uomini di scienza, i quali " possono dare un grande contributo al bene del matrimonio e della famiglia e alla pace delle coscienze, se, unendo i loro studi, cercheranno di chiarire più a fondo le diverse condizioni che favoriscono una onesta regolazione della procreazione umana ". È in particolare auspicabile che, secondo l’augurio formulato da Pio XII, la scienza medica riesca a dare una base sufficientemente sicura ad una regolazione delle nascite, fondata sull’osservanza dei ritmi naturali. Così gli uomini di scienza, e in modo speciale gli scienziati cattolici, contribuiranno a dimostrare con i fatti che, come la chiesa insegna, "non vi può essere vera contraddizione tra le leggi divine che reggono la trasmissione della vita e quelle che favoriscono un autentico amore coniugale".

Agli sposi cristiani

25.
E ora la nostra parola si rivolge più direttamente ai nostri figli, particolarmente a quelli che Dio chiama a servirlo nel matrimonio. La chiesa, mentre insegna le esigenze imprescrittibili della legge divina, annunzia la salvezza e apre con i sacramenti le vie della grazia, la quale fa dell’uomo una nuova creatura, capace di corrispondere nell’amore e nella vera libertà al disegno del suo Creatore e Salvatore e di trovare dolce il giogo di Cristo. Gli sposi cristiani, dunque, docili alla sua voce, ricordino che la loro vocazione cristiana iniziata col battesimo si è ulteriormente specificata e rafforzata col sacramento del matrimonio. Per esso i coniugi sono corroborati e quasi consacrati per l’adempimento fedele dei propri doveri, per l’attuazione della propria vocazione fino alla perfezione e per una testimonianza cristiana loro propria di fronte mondo. Ad essi il Signore affida il compito di rendere visibile agli uomini la santità "e la soavità della legge che unisce l’amore vicendevole degli sposi con la loro cooperazione all’amore di Dio autore della vita umana. Non intendiamo affatto nascondere le difficoltà talvolta gravi inerenti alla vita dei coniugi cristiani: per essi, come per ognuno, è stretta la porta e angusta la via che conduce alla vita ". Ma la speranza di questa vita deve illuminare il loro cammino, mentre coraggiosamente si sforzano di vivere con saggezza, giustizia e pietà nel tempo presente, sapendo che la figura di questo mondo passa. Affrontino quindi gli sposi i necessari sforzi, sorretti dalla fede e dalla speranza che " non delude, perché l’amore di Dio è stato effuso nei nostri cuori con lo Spirito santo, che ci è stato dato "; implorino con perseverante preghiera l’aiuto divino; attingano soprattutto nell’eucaristia alla sorgente della grazia e della carità. E se il peccato facesse ancora presa su di loro, non si scoraggino, ma ricorrano con umile perseveranza alla misericordia di Dio, che viene elargita con abbondanza nel sacramento della penitenza. Essi potranno in tal modo realizzare la pienezza della vita coniugale descritta dall’apostolo: " Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la chiesa (...). I mariti devono amare le loro mogli come il proprio corpo. Amare la moglie, non è forse amare se stesso? Ora nessuno mai ha odiato la propria carne, che anzi la nutre e la cura, come fa Cristo per la chiesa (...). Grande è questo mistero, voglio dire riguardo a Cristo e alla chiesa. Ma per quel che vi concerne, ognuno ami la sua moglie come se stesso e la moglie rispetti il proprio marito ".

Apostolato tra i focolari

26.
Tra i frutti che maturano da un generoso sforzo di fedeltà alla legge divina, uno dei più preziosi è che i coniugi stessi non di rado provano il desiderio di comunicare ad altri la loro esperienza. Viene così a inserirsi nel vasto quadro della vocazione dei laici una nuova e notevolissima forma dell’apostolato del simile da parte del simile: sono gli sposi stessi che si fanno apostoli e guide di altri sposi. Questa è senz’altro tra tante forme di apostolato una di quelle che oggi appaiono più opportune.

Ai medici e al personale sanitario

27.
Abbiamo in altissima stima i medici e i membri del personale sanitario ai quali, nell’esercizio della loro professione, più di ogni interesse umano, stanno a cuore le superiori esigenze della loro vocazione cristiana. Perseverino dunque nel promuovere in ogni occasione le soluzioni, ispirate alla fede e alla retta ragione, e si sforzino di suscitarne la convinzione e il rispetto nel loro ambiente Considerino poi anche come proprio dovere professionale quello d’acquistare tutta la scienza necessaria in questo delicato settore, al fine di poter dare agli sposi che li consultano i saggi consigli e le sane direttive, che questi da loro a buon diritto aspettano.

Ai sacerdoti

28.
Diletti figli sacerdoti, che per vocazione siete i consiglieri e le guide spirituali delle singole persone e delle famiglie, ci rivolgiamo ora a voi con fiducia. Il vostro primo compito - specialmente per quelli che insegnano la teologia morale - è di esporre senza ambiguità l’insegnamento della chiesa sul matrimonio. Siate i primi a dare, nell’esercizio del vostro ministero, l’esempio di un leale ossequio, interno ed esterno, al magistero della chiesa. Tale ossequio, ben lo sapete, obbliga non solo per le ragioni addotte, quanto piuttosto a motivo del lume dello Spirito santo, del quale sono particolarmente dotati i pastori della chiesa per illustrare la verità. Sapete anche che è di somma importanza, per la pace delle coscienze e per l’unità del popolo cristiano, che, nel campo della morale come in quello del dogma, tutti si attengano al magistero della chiesa e parlino uno stesso linguaggio. Perciò con tutto il nostro animo vi rinnoviamo l’accorato appello del grande apostolo Paolo: " Vi scongiuro, fratelli, per il nome di nostro signore Gesù Cristo, abbiate tutti uno stesso sentimento, non vi siano tra voi divisioni, ma siate tutti uniti nello stesso spirito e nello stesso pensiero ".

29.
Non sminuire in nulla la salutare dottrina di Cristo, è eminente forma di carità verso le anime. Ma ciò deve sempre accompagnarsi con la pazienza e la bontà di cui il Redentore stesso ha dato l’esempio nel trattare con gli uomini. Venuto non per giudicare, ma per salvare, egli fu certo intransigente con il male, ma paziente e misericordioso verso i peccatori. Nelle loro difficoltà, i coniugi ritrovino sempre nella parola e nel cuore del sacerdote l’eco della voce e dell’amore del Redentore. Parlate poi con fiducia, diletti figli, ben convinti che lo Spirito santo di Dio, mentre assiste il magistero nel proporre la dottrina, illumina internamente i cuori dei fedeli, invitandoli a dare il loro assenso. Insegnate agli sposi la necessaria via della preghiera, e istruiteli convenientemente, affinché ricorrano spesso e con grande fede ai sacramenti dell’eucaristia e della penitenza, e perché mai si scoraggino a motivo della loro debolezza.

Ai vescovi

30.
Cari e venerabili fratelli nell’episcopato, con i quali condividiamo più da vicino la sollecitudine del bene spirituale del popolo di Dio, a voi va il nostro pensiero riverente e affettuoso al termine di questa enciclica. A tutti rivolgiamo un pressante invito. A capo dei vostri sacerdoti, cooperatori del sacro ministero, e dei vostri fedeli, lavorate con ardore e senza sosta alla salvaguardia e alla santità del matrimonio, perché sia sempre più vissuto in tutta la sua pienezza umana e cristiana. Considerate questa missione come una delle vostre più urgenti responsabilità nel tempo presente. Essa comporta, come sapete, un’azione pastorale concertata in tutti i campi della attività umana, economica, culturale e sociale: solo infatti un miglioramento simultaneo in questi vari settori permetterà di rendere non solo tollerabile, ma più facile gioconda la vita dei genitori e dei figli in seno alle famiglie, più fraterna e pacifica la convivenza nell’umana società, nella rigorosa fedeltà al disegno di Dio sul mondo.

APPELLO FINALE

31.
Venerati fratelli, dilettissimi figli, e voi tutti, uomini di buona volontà, grande è l’opera di educazione, di progresso e di amore alla quale vi chiamiamo, basati sulla fermissima dottrina della chiesa, di cui il successore di Pietro è, con i suoi fratelli nell’episcopato cattolico, fedele depositario e interprete. Opera grande in verità, ne abbiamo l’intima convinzione, per il mondo come per la chiesa, giacché l’uomo non può trovare la vera felicità, alla quale aspira con tutto il suo essere, se non nel rispetto delle leggi iscritte da Dio nella sua natura e che egli deve osservare con intelligenza e amore. Su quest’opera noi invochiamo, come su voi tutti, e in modo speciale sugli sposi, l’abbondanza delle grazie di Dio santissimo e misericordiosissimo, in pegno delle quali vi diamo la nostra benedizione apostolica. Dato a Roma, presso San Pietro, nella festa di san Giacomo apostolo, 25 luglio dell’anno 1968, sesto del nostro pontificato. PAOLO PP. VI

preghiera per caterina


Quando ti recherai da un sofferente,
resterai in piedi davanti a lui,
perché lì c’è la shekinà di Dio



Ringrazio immensamente tutti coloro che in queste ore pregano per mia figlia, Caterina, 24 anni, che si trova in coma all’ospedale di Firenze per un inspiegabile arresto cardiaco.

C’è una cosa importantissima e preziosissima che si può fare: pregare! Far celebrare messe e recitare rosari per la sua guarigione è, in questo momento, la speranza più grande. Noi e gli amici lo stiamo facendo instancabilmente, anche con la recita della preghiera per ottenere l’intercessione di don Giussani (ve la copio qua sotto).

Io e tutta le mia famiglia ve ne siamo grati.

Che Dio vi benedica.

Antonio Socci

Signore Gesù, tu che ci hai donato don Giussani come padre e ci hai insegnato, attraverso di lui, la gioia di riconoscere la nostra esistenza come offerta a te gradita, concedici per sua intercessione la grazia della guarigione di Caterina. Te lo chiediamo per la sua glorificazione e per la nostra consolazione. Amen.

matteo ricci


Matteo Ricci: da Macerata a Pechino
dal sito www.matteoricci.it


Matteo Ricci nasce a Macerata nel 1552. Compiuti sedici anni, il giovane Matteo inizia a frequentare l'Università della sua città per poi recarsi a Roma, sotto suggerimento del padre. Contrario alla volontà di quest'ultimo Matteo decide di entrare nella Compagnia di Gesù. Non ha neanche diciannove anni. Studia e si forma presso il Collegio Romano, dove entra in contatto con i più autorevoli studiosi del tempo. A venticinque anni Matteo Ricci scopre la sua vocazione missionaria e nel 1577 viene destinato in Oriente. Nel 1582 Matteo Ricci arriva in Cina. Sbarca in Cina vestito da bonzo, con la testa rasata, in tre anni ha già imparato il cinese. A Zhaoqing Matteo e un suo confratello trovano accoglienza dopo essersi presentati presso il governatore Wang Pan, ma i problemi non mancarono in quella città e i due gesuiti furono accusati ingiustamente di alcuni reati e per questo dovettero cambiare città. Sono gli anni in cui Ricci studia da vicino la cultura e la filosofia cinese, il Confucianesimo, prima di tutto. Pubblica il primo catechismo cinese facendolo derivare da Confucio. I superiori del gesuita di Macerata lo incoraggiavano ad entrare sempre più all'interno della Cina, per questo Ricci arrivò fino a Pechino, passando per Nanchang, nel 1601. Ma qui non ebbe vita facile, perchè Ricci entrato in contatto con gli eunuchi della Corte imperiale rimase rinchiuso in prigione per mesi. Trascorso questo periodo ebbe il permesso di vivere a Pechino a spese del pubblico erario. Muore nel 1610, a 58 anni. Negli anni della missione convertì, nel regno del drago, circa tre mila fedeli.

BIBLIOGRAFIA
Padre Matteo Ricci con il suo alto numero di opere edite e inedite fece conoscere il Cristianesimo e la civiltà occidentale al popolo cinese, e la filosofia e la civiltà della Cina all'Occidente. I suoi scritti si possono raggruppare in due serie. La prima è quella degli scritti con cui fece conoscere in Cina il Cristianesimo e la civiltà dell'Occidente. La seconda serie riguarda gli scritti con cui Matteo Ricci fece conoscere all'Occidente la filosofia e la civiltà della Cina. Per la diffusione del cattolicesimo collaborò insieme a Padre Ruggeri, che lo aiutò nella traduzione in cinese dei Dieci Comandamenti, del Credo, del Pater e dell'Ave Maria, e per la stesura definitiva del Testo esatto della vera esposizione del Signore del Cielo, edito in lingua cinese nel 1584. Poi compilò il Solido trattato su Dio, stampato in Cina nel 1603 e ristampato più volte in altre lingue orientali; la Dottrina cristiana del 1605 e ristampato anch'esso varie volte; La spiegazione della dottrina cristiana, nonché il calendario gregoriano nel 1589 e le Conversazioni catechetiche, destinate ai mandarini e ai letterati nel 1585. Della morale cristiana trattò ampiamente nelle seguenti pubblicazioni, anch'esse in lingua cinese: Trattato sull'Amicizia, ristampato più volte dal 1595; le Venticinque parole, opera stimata anche dai buddhisti, edita varie volte dal 1605 e, successivamente, inserita fra le migliori opere della Cina; i Dieci capitoli di un uomo strano o i Dieci paradossi, quest'ultima stampata più volte dal 1608 in poi e inserita fra le migliori opere letterarie cinesi; le Otto canzoni per clavicembalo occidentale, composte per essere cantate alla Corte imperiale. Per quanto riguarda la scienza e la cultura occidentale, Padre Matteo Ricci fece conoscere soprattutto la matematica, con la traduzione di varie opere di Clavius tra cui i suoi scritti, l'astronomia, la cosmografia, la geografia e la fisica con le seguenti pubblicazioni: Mappamondo cinese, che ebbe sei edizioni e fu ammirato dallo stesso imperatore Wan Li; il Trattato dei quattro elementi, che ebbe un grande successo; il Trattato delle costellazioni, composto addirittura in versi; la Guida al calcolo con confronti letterari, a cui collaborarono vari letterati cinesi; gli Elementi di geometria, che furono tradotti anche in tartaro; il Metodo e teoria delle misure e Astrolabio e sfera con figure e commento, seguite dal Confronto del perimetro delle sfere, pubblicato varie volte; i Trattati sul Cielo e sulla Terra, che ebbero giudizi lusinghieri, e furono considerati a lungo fra le migliori produzioni scientifiche cinesi. Tradusse in cinese anche il Trattato della memoria locale, scritto in anni giovanili a Roma, e infine, il Dizionario europeo-cinese, con il quale cercò di avvicinare i Cinesi alle lingue occidentali. A far conoscere la Cina all'Occidente, meglio di qualsiasi altra opera, contribuì il suo lungo memoriale Dell'entrata della Compagnia di Gesù e della cristianità nella Cina, diffuso originariamente in Europa da una libera versione latina del Trigault, che ebbe tanto successo da essere tradotta anche in italiano. E' un'opera sincera e semplice che riporta un'onesta narrazione dell'operato dei Gesuiti e della vita cinese così come l' aveva vissuta Padre Matteo Ricci. Inoltre, tradusse in latino e commentò i Quattro libri, contenenti le dottrine di Confucio e Mencio; tale opera fu di grande influsso sulla formazione morale e intellettuale dei cinesi. Collaborò con Padre Ruggeri per la composizione di un dizionario portoghese-cinese, opera che rimase incompleta.

il grande canone


dal sito:
Ortodossia in Occidente

Il Grande Canone di Sant’Andrea di Creta



Irmòs

Mi ha soccorso il Signore e protetto, mi ha salvato. Egli è il mio Dio. La sua lode proclamerò. Dei nostri padri è il Dio, l’esalterò poiché la sua gloria rende manifesta. (due volte)

Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

Tropari

1.Su quale gesto di mia vita darò inizio al pianto? Quali note scriverò a preludio di questo mio lamento? Nella tua misericordia, o Cristo, dei miei peccati dammi il perdono. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

2. Anima mia, col tuo corpo vieni a glorificare il Creatore d’ogni cosa. La saggezza ritrova e a Dio presenta lacrime di pentimento. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

3. I miei progenitori seguii nella loro rivolta, e della grazia divina come Adamo fui spogliato; il Regno persi e la sua gioia senza fine a causa del mio peccato. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

4. Infelice e triste anima mia, perché la prima Eva imitasti? I tuoi stessi cupidi occhi infersero su di te ferite. All’albero tendesti la mano, mangiasti il frutto e assenzio ne gustasti. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

5. Nel profondo del mio essere una nuova Eva ha preso dell’antica il posto, bramosia che di dolcezza s’ammanta e senza sosta l’amaro cibo assapora. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

6. Per un solo comando trasgredito Adamo fu giustamente scacciato dal Paradiso. Che sarà di me che ogni giorno irrido le tue parole di vita? Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

7. Le orme di Caino ricalco per libera scelta e assassino diventai dell’anima mia, poiché schiavo di morte vissi nelle mie azioni perverse. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

8. La giustizia non imitai di Abele né doni graditi ti offersi, Gesù, gesti secondo il volere di Dio e il sacrificio di un’integra vita.Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

9. Al Creatore dell’universo opere corrotte abbiamo offerto quali nuovi Caini, o misera anima mia, un vile sacrificio, una vana vita, e meritammo giusta condanna. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

10. O mio Creatore, quale vasaio che docile argilla plasma, carne e ossa, alito e vita mi donasti. Signore che mi creasti, mio Giudice e mio Salvatore, a te oggi riconducimi. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

11. Davanti a te le mie colpe grido, o mio Salvatore. Ai colpi del nemico ho prestato il fianco. Le piaghe guarda che i miei pensieri di morte come briganti su strada deserta l’anima mia hanno lacerato e il mio corpo. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

12. Peccai, mio Salvatore, eppure so che l’uomo ami. Per tenero amore tu ci colpisci e con ardore di fiamma brucia la tua misericordia. Le mie lacrime vedi e a me affrettati come il Padre che tra le braccia il figlio dissoluto accoglie. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

13. Fin dalla mia giovinezza i tuoi comandamenti disprezzai, o mio Salvatore, e i giorni di mia vita dipanai tra passioni e dissoluta incoscienza. A te il mio grido innalzo: salvami, prima che morte giunga. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

14. Sulla soglia della tua casa giaccio, o mio Salvatore. Anche se vento di deserto sono non gettarmi nell’inferno al termine dei miei giorni, ma prima che morte mi ghermisca i miei peccati perdona, o amico degli uomini.Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

15. Le ricchezze dell’anima mia nel vuoto senza fondo dissipai. Frutti di buon volere non posseggo e la fame mi attorciglia le viscere. Io grido: Vieni, Padre di tenerezza e nella tua misericordia abbracciami. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

16. Sono io il misero che i ladri assalirono e ladri sono i miei pensieri che mi colpiscono e feriscono. Ma chinati su di me, Cristo Salvatore, e guariscimi. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

17. Mi scorse il sacerdote e da me gli occhi distolse. nudo e dolorante mi vide il levita e affrettò oltre il passo. Ma tu, Gesù, da Maria nato, accanto a me ti arresti e il soccorso mi presti. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

18. Agnello di Dio che del peccato del mondo ti carichi il greve peso del mio peccato togli dalle mie spalle e nel tuo grande amore avvolgimi nel tuo perdono. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

19. Ai tuoi piedi mi getto, Gesù, contro il tuo amore ho peccato. Liberami da questo troppo greve peso e nella tua misericordia accoglimi. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

20. Contro di me non intentare processi, non svelare le mie azioni né moventi soppesa e desideri. Ma nella tua misericordia, Onnipotente, gli occhi distogli dai miei peccati e salvami. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.
È tempo di pentimento e a te vengo. Liberami dal greve peso dei miei peccati e fammi dono, nel tuo tenero amore, di lacrime di pentimento. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

21. O Maria[1], che in cielo partecipi della divina tenerezza, luce di grazia donami perché alle tenebrose passioni mi sottragga e possa cantare con cuore gioioso la tua vita costellata d’opere pure. Santa di Dio, prega per noi.

22. Alle sante leggi di Cristo ti sottomettesti e rinunciasti per andare a lui all’ebbrezza delle passioni. E così praticasti tutte le virtù che nell’amore s’unificano di Dio. Santo di Dio, prega per noi

Tropario di Sant’Andrea

23. Con le tue preghiere, sant’Andrea, da noi le passioni allontana. Rendici degni del Regno di Cristo, noi che con fede e amore il tuo divino poema cantiamo. Gloria al Padre, e al Figlio e al Santo Spirito. Doxasticòn Trinità sovraessenziale, nell’Unità t’adoro, liberami dal greve peso del mio peccato e fammi dono, nella tua misericordia, di lacrime di pentimento. E ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amìn.

Theotokìon Madre di Dio, speranza e protezione di chi ti celebra, liberami dal greve peso del mio peccato e coinvolgimi, Vergine Sovrana. nella trasformazione del pentimento.

SECONDA ODE

Irmòs

Ascolta la mia voce, o cielo, parlerò, canterò di Cristo che dalla Vergine prese carne per venire a noi. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

Tropari

1.Ascolta, cielo, la mia voce. Ascoltami, o terra; Dio a sé mi riconduce, lo voglio celebrare. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

2. Nella tua compassione, Dio mio, rivolgi a me gli occhi del tuo amore, ricevi la mia confessione di fuoco. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

3. Più d’ogni altro peccatore contro te solo peccai, Signore. E tuttavia nella tua compassione accoglimi, poiché tua creatura sono, mio Salvatore. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

4. La bruttura delle passioni dissimulai sotto l’ardore del piacere, e la bellezza devastai dell’anima mia. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

5. La tempesta delle passioni m’assale. Tendimi la mano, Signore, come un giorno a Pietro sulle onde. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

6. La tunica della mia carne gettai nel fango e la tua immagine e somiglianza imbrattai, mio Salvatore. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

7. A brandelli feci la mia tunica di bellezza dal mio stesso creatore tessuta e ora nudo mi ritrovo. Con sfilacciati stracci la volli sostituire, opera del serpente seduttore, e ora di vergogna sono ricoperto. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

8. Pure io le lacrime della prostituta o Compassionevole ti offro. Nella tua misericordia perdonami, tu che salvi. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

9. Mi sedusse la bellezza dell’albero, che la mia mente ottenebrò. Ora nudo sono e di vergogna ricoperto. Misericordia dì me, o Dio, misericordia di me.

10.Profondi solchi hanno sul mio dorso tracciato le forze del male, dilaniato coi loro artigli d’iniquità. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

11. M’ha il peccato rivestito di tuniche di pelle. Dopo avermi di dosso strappato la tunica tessuta da Dio. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

12. L’abito della vergogna indosso, le foglie di fico a segno d’essermi ridotto schiavo delle passioni. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

13. La mia vita a idolatriche passioni abbandonata m’ha rivestito di un mantello insanguinato. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

14. All’assalto di passioni devastanti soccombetti, ed eccomi nelle mani del nemico. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

15. Una vita avida e cupida preferii alla povertà, e ora il suo peso mi schiaccia. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

16. L’idolo della mia carne addobbai d’un manto di ignobili pensieri screziato, e ora condannato mi ritrovo. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

17. Solo per l’apparente bellezza ebbi occhi, e il santuario interiore trascurai costruito da Dio. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

18. Le passioni in me travolsero la bellezza della primitiva immagine. Ma tu la dramma perduta cerchi e ritrovi, o mio Salvatore. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

19. Come la prostituta grido a te: ho peccato, contro te solo ho peccato. Le mie lacrime accogli, mio Salvatore, come il profumo accettasti della peccatrice. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

20. “Perdonami” a te grido come il pubblicano. Perdonami, Salvatore, poiché tra i figli di Adamo come me nessuno ha peccato. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

21. Sono caduto come David e di fango mi sono impiastrato. Ma come lavacro gli furono le sue lacrime così lavami, o mio Signore. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

22. Lacrime non posseggo, né pentimento, né spirituale dolcezza. Ma alla tua creatura fanne grazia, mio Dio e Salvatore. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

23. Bellezza dell’inizio ho perduto e nobiltà. Nudo sono e ricoperto di vergogna. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

24. Non chiudermi la porta, Signore, al mio pentimento aprila. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

25. Al mio spirito gemente presta ascolto e al mio cuore che languisce; accogli le mie lacrime e salvami, mio Salvatore. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

26. L’uomo ami e salvezza di tutti tu vuoi. Nella tua bontà chiamami, nella tua bontà accoglimi, delle mie colpe mi pento. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

Gloria al Padre e al Figlio e al Santo Spirito. Doxasticòn Glorifichiamo insieme al Figlio il Padre, e lo Spirito Santissimo, pari a loro in potenza. E ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amìn.

Theotokìon Senza macchia, Madre di Dio Vergine, sola degna di ogni canto, prega ardentemente per la nostra salvezza.

Altro Irmòs

Guardate, guardate che io sono Dio. In altri tempi nel deserto con mano forte e braccio spiegato sul popolo mio sparsi come pioggia la manna e per lui dalla roccia l’acqua feci scaturire. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

Tropari

1.Guardate, guardate che io sono Dio; ascolta la voce del Signore, anima mia, esci dalla tua radicata iniquità e temi il tuo Dio che è pronto a giudicarti. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

2. A chi somigli, anima smarrita? Fattezze di Caino, il primo assassino, e di Lamech tu porti; si sfalda il corpo e lo spirito agonizza nella fornace del peccato. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

3. L’esempio dei giusti di fronte alla legge ignorasti, anima mia. Non Set, non Enos, non Enoch il rapito in cielo, imitasti, né il santo patriarca Noè. E come vissero questi giusti tu ignori. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

4. Tu solo il diluvio dell’ira hai scatenato, anima mia. La tua carne sommersero le tue opere inique come sommersa fu un tempo la terra, E tu esclusa ti ritrovi dall’arca della salvezza. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

5. Per la mia ferita un uomo ho ucciso e un giovinetto per le mie piaghe, confessava Lamech in pianto. Ma tu non tremi, anima mia, per avere carne e spirito imbrattato. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

6. Oh, si, l’assassino Lamech imitai, ciecamente travolto dalle passioni, e quale un uomo il mio spirito uccisi e come un giovinetto la mia anima. Oh, sì, l’assassino Caino imitai uccidendo con la violenza delle passioni il mio fratello corpo. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

7. Una torre hai cercato di innalzare e fortificare con la tua cupidigia, anima mia. Ma sconvolse il tuo progetto il Creatore e distrusse la tua costruzione. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

8. Fece piovere un tempo fuoco su Sodoma il Signore. E tu, anima mia, riarsa di cupidigia, da te stessa appicchi il fuoco che ti divorerà. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

9. Tutto ferite e piaghe io sono. I colpi del nemico anima e corpo hanno trafitto: ferite e mutilazioni inferte dalle mie coscienti passioni. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

10. Sappiate e vedete che io sono Dio, cuori e pensieri scruto, le opere manifesto quali sono, e brucio i peccati; all’orfano, al debole e al povero rendo giustizia Santa di Dio, prega per noi.

11. Sommersa dal male, o Maria, le braccia tendesti al Dio di misericordia. La mano ti prese come a Pietro porgendoti una mano forte e tenera, quale la tende a chi il suo aiuto invoca. Santa di Dio, prega per noi.

12. Andasti a Cristo Con l’ardore di tutta te stessa e del tuo desiderio. La battuta via del peccato abbandonasti e nel silenzio ti rifugiasti nel deserto dove, purificando il tuo cuore, i divini comandamenti compisti. Santo di Dio, prega per noi.

13. Vedi, anima mia, vedi del divino Maestro l’amore per gli uomini. Prima che tutto si compia lacrimando prostriamoci a lui e gridiamo: Per le preghiere di Sant’Andrea, o Salvatore, misericordia di noi.

Gloria al Padre, e al Figlio, e al santo Spirito. Doxasticòn Trinità senza inizio, indivisibile Unità, nel mio pentimento accoglimi e salvami dal mio male. Non respingere la tua creatura, risparmiami, dalle fiamme liberami del giudizio. E ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amìn.

Theotokìon Senza macchia, Signora, Genitrice di Dio, speranza di chi a te viene, porto di naviganti in tempestoso mare, su di me con le tue preghiere invoca il perdono del Compassionevole Creatore e Figlio Tuo.

TERZA ODE

Irmòs

Sulla roccia dei tuoi comandamenti consolida, o Cristo, la tua Chiesa. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

Tropari

1.Un tempo il Signore distrusse Sodoma. Il fuoco del Signore fuggi, anima mia. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

2. Sàlvati sulle alture come Lot, a Zoar cerca rifugio, anima mia. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

3. L’incendio fuggi, anima mia, fuggi la fornace di Sodoma, fuggi del fuoco divino la terribile violenza. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

4. Tu sei il buon pastore, affrettati a ricercarmi poiché la tua pecora perduta io sono. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

5. Dolcezza di mia vita, Gesù, tu mi creasti. Solo in te troverò giustificazione, mio Salvatore. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

6. A te mi confesso, mio Salvatore. Non c’è misura al mio peccato contro di te. Nella tua misericordia cancella il mio peccato.

Gloria. E ora. Santa Trinità, Dio, misericordia di noi. O Trinità-Unità, Dio Salvaci dall’errore e dalle tentazioni e dalle sventure. Theotokìon Rallegrati, o grembo che hai accolto Dio; gioisci, trono del Signore; rallegrati Madre della nostra vita.

Altro Irmòs

Sulla roccia dei tuoi comandamenti consolida il mio vacillante cuore, o Signore, e rendilo forte e sicuro, poiché tu solo sei santo, tu solo sei il Signore. (due volte) Misericordia di me, o Dio, misericordia di me. Tropari

1. La morte distruggesti: in te bevo alla sorgente della vita. morte non giunga prima che con tutto il cuore ti chiami: ho peccato, perdonami, salvami. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

2. Dei contemporanei di Noè l’incoscienza imitai la loro condanna della mia eredità è parte e il diluvio mi inghiotte. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

3. Il padre suo Cam disprezzò e tu, anima mia, non ti voltasti, non nascondesti la vergogna del tuo prossimo. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

4. Non ti fu eredità la benedizione di Sem, misera anima mia, non ricevesti, come fu per Iafet, abbondante parte nella terra della gioia. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

5. Abramo, come sai, anima mia, abbandonò un giorno il paese dei suoi padri e s’avventurò pellegrino in terra straniera. Pure tu non tardare la tua decisione. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

6. Carran abbandona, terra di peccato, anima mia. Pianta la tua tenda sulla terra che eredità divenne di Abramo, terra irrigata d’immortalità. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

7. Tuo modello sia il re sacerdote senza genealogia[2], figura di Cristo che viene nel mondo. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

8. Per la tua schiavitù, anima mia, ad Agar assomigli, l’egiziana, e nuovo Ismaele tu generi.Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

9. Ismaele, il figlio della schiava, dalla casa paterna fu scacciato come ben sai, anima mia. Mòderati, se stessa sorte vuoi evitare. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

10. Sotto la quercia di Mamre tre angeli Abramo accolse e il frutto ricevette della promessa, egli, già greve di lunghi giorni. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

11. Come Lot, l’incendio fuggi del peccato, anima mia, fuggi Sodoma e Gomorra, il fuoco fuggi del desiderio che l’ordine della creazione sovverte. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

12. A te grido, Signore, misericordia di me ti prenda quando coi tuoi angeli verrai a rendere a ciascuno secondo le sue opere. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

13. Non voltarti indietro, anima mia, se in statua di sale non vuoi tramutarti come fu per la moglie di Lot. Ti spiri orrore la sorte dei sodomiti; a Zoar, tra le montagne, cerca la tua salvezza. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

14. Convèrtiti e piangi, povera anima mia, prima che il banchetto abbia fine e il Signore le porte chiuda della camera nuziale. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

15. Isacco, tu ben sai, anima mia, il figlio nuovo, l’unico, offerto fu in misterioso sacrificio al Signore. Imita questo fiducioso abbandono. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

16. La scala di Giacobbe contemplasti, anima mia, che la terra lega al cielo. Perché l’ascesa non iniziasti nell’amore di Dio? Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

17. Non respingere la preghiera di chi ti celebra, Signore; ma tu che l’uomo ami sii compassionevole, il perdono concedi a chi nella fede t’implora. Santa di Dio, prega per noi.

18. In balìa io sono della tempesta del peccato. Madre, vieni in mio aiuto, guidami sulla strada che porta a Dio. Santa di Dio, prega per noi.

19. Santa Madre Maria, accostati supplice alla Madre di Dio di sconfinata tenerezza; che le porte divine mi apra la tua intercessione. Santo di Dio, prega per noi.

20. Sant’Andrea, Vescovo di Creta, per le tue preghiere ottienimi il perdono dei miei peccati, tu maestro di penitenza.

Gloria al Padre, e al Figlio, e al santo Spirito.

Doxasticòn Unità semplice, Unità eterna, essenza senza inizio che glorifichiamo in tre Persone, davanti alla cui maestà ci prostriamo nella fede, salvaci. E ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amìn.

Theotokìon Madre di Dio, vergine concepisti nel tempo il Figlio atemporale del Padre. Miracolo senza spiegazioni tu, Madre di Dio pur restando Vergine.

l’Irmòs

Sulla roccia dei tuoi comandamenti consolida il mio vacillante cuore, o Signore, e rendilo forte e sicuro, poiché tu solo sei santo, tu solo sei il Signore. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me

QUARTA ODE

Irmòs

Intesi, Signore, la tua parola e fui preso da timore. Nel tuo amore che ogni intelligenza supera, un corpo prendesti dalla Vergine, Dio mio. Alla tua venuta in mezzo a noi, gloria! Alla tua potenza, gloria! Santi Apostoli di Cristo, pregate per noi.

1. Esperti nell’ascesi, gli Apostoli di Cristo con le loro preghiere ci aiutano a percorrere il tempo del digiuno. Santi Apostoli di Cristo, pregate per noi.

2. Cetra a dodici corde, il coro dei discepoli l’inno della salvezza canta, e la voce ammutolisce dell’errore. Santi Apostoli di Cristo, pregate per noi.

3. Con l’acqua viva dello Spirito, o santi e beati Apostoli, la terra fecondaste che i falsi dèi avevano inaridita. Santissima Madre di Dio, salvaci.

4. Quell’orgoglio che io sono salva nell’umiltà, Vergine che partoristi pura Colui che sollevò la nostra natura.

Irmòs

Intesi, Signore, la tua parola, e fui preso da timore. Ho compreso la tua opera di salvezza e alla tua potenza rendo gloria. Santi Apostoli di Cristo, pregate per noi.

1. Presso il Creatore dell’universo interceda il coro degli Apostoli perché abbia pietà di chi li celebra. Santi Apostoli di Cristo, pregate per noi.

2. Avete arato il mondo, Apostoli di Cristo, per seminarvi la parola di Dio. Al Signore i frutti del vostro lavoro presentate. Santi Apostoli di Cristo, pregate per noi.

3. Del Diletto voi siete la vigna, o Apostoli, la vigna che avvolge il mondo nell’ebbrezza dello Spirito.

Gloria al Padre e al Figlio e al Santo Spirito.

Doxasticòn O sopra ogni principio fortissimamente conforme Trinità Santa, Padre, Logos, Spirito Santo, Dio luce e vita, proteggi quanti ti cantano.E ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amìn.

Theotokìon Gioisci, trono di fuoco, gioisci, candelabro della luce divina, gioisci, monte di santità, arca della vita, tabernacolo di Dio.

Irmòs

Stupore il profeta colse quando intese la tua venuta, Signore. Sapendo che da Vergine saresti nato e agli uomini rivelato, gridò: tua parola intesi e timore mi colse. Alla tua potenza, Signore, gloria! (due volte) Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

Tropari

1. La fine avanza, anima mia, la fine corre veloce, e tu non te ne curi né ti prepari. S’accorcia il tempo, sii vigilante, poiché sulla soglia il Giudice appare. Come sogno passa la vita, e fiore di campo; vano è l’umano agitarsi. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

2. Svégliati, anima mia, al crivello passa le tue opere, ad esse siano attenti i tuoi occhi e versino lacrime. Svela a Cristo azioni e pensieri e sarai giustificata. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

3. Ogni male, ogni errore nel corso della mia vita provai, o mio Salvatore: in spirito e parola, in intenzione e opera. Nessuno più di me peccò. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

4. Fin da ora, me infelice, condanna ricevo dalla mia coscienza con inflessibile rigore senza eguale. Ma tu, mio Giudice, mio Redentore sei. Risparmia e salva il servo che tu conosci. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

5. Della spirituale ascesa immagine mediante azione e contemplazione è la scala che un tempo il patriarca vide. Rinnòvati, anima mia, se conoscenza ti preme d’azione e di contemplazione. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

6. Per ottenere le sue due spose sopportò il patriarca il calore del giorno e il freddo notturno. Lavorava, serviva e moltiplicava con astuzia i suoi greggi sempre più. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

7. Simbolo dell’azione e della contemplazione racchiudevano quelle due spose: Lia, la feconda azione; la difficile conoscenza, Rachele. Oh sì, non senza grandi pene, anima mia a te vengono azione e contemplazione. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

8. Svégliati, anima mia, e lotta come il patriarca Giacobbe, per congiungere ascesi e conoscenza fino a che Dio vedrai in luminosa tenebra: questa è l’inestimabile perla. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

9. Generando i dodici patriarchi ti suggerisce Giacobbe nel mistero la scala dell’ascesi spirituale, anima mia: dodici figli quali dodici gradini per scalare la sapienza. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

10. Lo spregevole Esaù imitasti, anima mia, della tua prima bellezza vendesti al Mentitore il diritto di primogenito, e dalla benedizione paterna decadesti. È tempo ormai per te di penitenza. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

11. Per le sue passioni divoratrici Edom fu chiamato Esaù. Il fuoco del desiderio, dalla cupidigia alimentato, il nome di Edom gli impose, significante la bruciante illusione di un’anima incantata dal peccato. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

12. Ben sai, anima mia, che sull’immondezzaio vinto si dichiarò Giobbe, e ne fu giustificato. Ma tu il suo coraggio e costanza non imitasti. Non nutristi i tuoi giorni della sua lunga pazienza. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

13. Di Cantico portamento regale, vedilo ora nudo su un immondezzaio. Coronato un giorno di figli e di gloria, vedilo ora senza figli e casa: suo palazzo un immondezzaio, e piaghe il suo diadema. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

14. Tutto aveva il giusto (Giobbe): più d’un re regale nella porpora, d’infinite ricchezze possessore e d’armenti. E ora precipitato nella polvere, pareggiato al nulla Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

15. Se Giobbe, irreprensibile giusto, ai lacci del tentatore non poté sottrarsi, che sarà di te, anima mia impastata di male, quando, come saetta su di te si scatenerà la disgrazia? Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

16. Sudicio è il mio corpo, deforme il mio spirito. Un’unica ulcera mi ricopre dalla testa ai piedi. Ma tu, Cristo mio, medico celeste, guariscimi col pentimento, lavami, mio Salvatore, e più di neve bianco io diventi. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

17. Offristi per tutti sulla croce corpo e sangue, o Verbo: il tuo corpo per ricreare il mio, per lavarmi il tuo sangue. Rimettesti il tuo Spirito, o Cristo, per ricondurmi al Padre tuo. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

18. Nel cuore della terra venne a salvarci il Creatore. Sull’albero della sofferenza ai chiodi s’offerse e subito ritrovammo il perduto paradiso. Per questo cielo e terra t’adorano e tutta la creazione e una folla di uomini liberati giunti da ogni nazione. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

19. Siano per me lavacro battesimale e bevanda di redenzione il sangue e l’acqua scaturiti dal tuo fianco squarciato. Unto così dalle tue parole come da balsamo, e da esse finalmente dissetato, doppiamente purificato io sarò, o Verbo. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

20. Calice che lo zampillo raccoglie dal tuo costato vivificante è la Chiesa, della conoscenza e del perdono duplice e unico fiotto, dell’Antico Testamento e del Nuovo in uno solo riuniti, immagine. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

21. Scacciato io sono dalla camera nuziale, bandito dalle nozze dell’Agnello. Assetata d’olio, la mia lampada s’è spenta. La porta che da sul banchetto s’è chiusa ai miei occhi gravati di sonno. Gettato di fuori sono stato, mani e piedi legati. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

22. Di poche spanne è la mia vita e intessuta di pene. Accoglimi pentito e alla tua luce attraimi. Non mi divori il nemico; misericordia di me, mio Salvatore. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

23. Vano è il mio cuore, tronfio di orgoglio e compagno del fariseo: non condannarmi! Umile rendimi, come il pubblicano e spartisca con lui la sua sorte, clemente Giudice. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

24. Oh sì, il tempio del mio corpo profanai, o Compassionevole. Accoglimi pentito e alla tua luce attirami; non mi divori il nemico, misericordia di me, mio Salvatore! Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

25. Idolo a me stesso sono diventato ferendo la mia anima con le passioni. Accoglimi pentito, e alla tua luce attirami; non mi divori il nemico, misericordia di me, mio Salvatore! Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

26. La tua parola non ascoltai né ubbidii alla tua legge. Accoglimi pentito, e alla tua luce attirami. Non mi divori il nemico, misericordia di me, mio Salvatore! Santa di Dio, prega per noi.

27. Vivendo nel tuo corpo l’angelica vita ricevesti da Dio, o santa, la massima grazia e la tua preghiera validamente sostiene quanti con fiducia ti invocano. Per questo ti supplichiamo: con le tue preghiere liberaci dalle tentazioni. Santa di Dio, prega per noi.

28. Immersa nel male, prigioniera non ne restasti. Con fortissimo proposito, in modo mirabile ti sollevasti fino alle opere di perfezione. E ora gli angeli ti ammirano, o Maria. Santo di Dio, prega per noi.

29. Gloria dei padri nostri, sant’Andrea, splendore dell’isola di Creta, per noi la Trinità supplica affinché dalla dannazione siano liberati quanti invocano il tuo aiuto.

Gloria al Padre, e al Figlio, e al santo Spirito.

Doxasticòn Ti rendo gloria, Trinità una e trina tre persone coessenziali sul trono regale, senza patire confusione. Canto solenne t’offro che la lode tre volte ripetuta dagli angeli riprende nel più alto dei cieli. E ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amìn.

Theotokìon Partorisci e sei Vergine. Sempre vergine resti, poiché il figlio da te nato le leggi della natura rinnova secondo il volere di Dio.

QUINTA ODE

Irmòs

Veglio nella notte: tu amico degli uomini illuminami. Sulla via dei tuoi comandamenti guidami e insegnami a fare la tua volontà, o Signore. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

Tropari

1. La mia vita s’è srotolata nella notte. Tenebre e caos, la notte del peccato, m’hanno inghiottito. Solo tu di me puoi fare un figlio della luce, o mio Salvatore. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

2. Me infelice, Ruben imitai e la legge disprezzai dell’Altissimo. Come Ruben fango gettai sul letto paterno. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

3. A te il mio torto confesso, Cristo re, peccai, come un tempo i fratelli di Giuseppe che lo vendettero, lui frutto di sapienza e castità. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

4. Dai suoi stessi fratelli fu tradito il giusto Giuseppe. Figura di nostro Signore, quest’uomo dolce e savio come schiavo fu venduto. Ma tu, anima mia, al male tutta ti vendesti. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

5. Giuseppe imita, povera anima mia riprovata, imita il suo animo giusto e saggio. Non abbandonarti più alla pazzia che da Dio ti separa. Misericordia di me, o Dio. misericordia di me.

6. In una fossa fu buttato Giuseppe. La tua sepoltura, Signore sovrano, prefigurava la tua risurrezione. Ho mai avuto per te simile atteggiamento? Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

7. La culla di Mosè, come ben sai, anima mia, alle acque fu affidata. Così l’innocente agli ordini di morte del Faraone si sottrasse, come in un’arca di salvezza. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

8. Le levatrici d’Egitto, come ben sai, anima mia, rifiutarono di uccidere i figli della sapienza. Nùtriti anche tu, come Mosè, della divina sapienza. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

9. Ma non seguisti, anima mia, l’esempio di Mosè cresciuto negli anni e non uccidesti l’egiziano spirituale. Come potrai allora rifugiarti con la penitenza nel deserto che dalle passioni t’allontana? Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

10. A lungo abitò Mosè nel deserto. Vieni, dunque, anima mia, la sua spogliazione imita così che tu possa vedere la gloria divina che il roveto ardente di fiamma avvolge. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

11. Figura della croce, anima mia, il bastone di Mosè come simbolo impugna, che sul mare fu steso e aprì l’abisso. Anche tu potrai con esso operare meraviglie. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

12. Offriva Aronne a Dio un fuoco puro e scelto. Ma come te, anima mia, Cofni e Pincas occhi di disprezzo ebbero per la loro offerta con una vita separata da Dio. Misericordia dì me, o Dio, misericordia di me.

13. Come il cuore del Faraone, duro è il mio cuore. Ai suoi maghi simile sono diventato, nell’anima e nel corpo. Sta sprofondando il mio spirito. A te grido soccorso. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

14. Me misero, il fango mi soffoca. Nell’acqua delle mie lacrime lavami, o mio Signore, perché splenda come neve la mia tunica di carne Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

15. Se la mia vita scruto, o Salvatore, una montagna di male vedo che ogni altra supera. Non nell’incoscienza, infatti, peccai, ma con la complicità del mio cuore. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

16. Alla tua creatura la grazia dona, Signore, e il perdono, poiché tu solo sei senza peccato e ai tuoi occhi nessuno è senza macchia. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

17. La mia umanità rivestisti per salvarmi. Per salvarmi innumerevoli miracoli operasti purificando i lebbrosi, liberando i paralitici, la donna del flusso di sangue guarendo al solo contatto del tuo mantello. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

18. La donna ricurva imita, anima mia, che ai piedi si gettò di Gesù. Anche tu da Lui sarai raddrizzata e, alta la fronte, camminerai sulle strade del Signore. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

19. Se profondo è il pozzo, o mio Signore, tu hai la forza di far scaturire su di me l’acqua del tuo cuore. Che io ne beva e non abbia più sete, come un giorno la Samaritana, se tu mi inondi della tua stessa vita. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

20. Piscina di Siloe siano le mie lacrime in cui lavare gli occhi dell’anima mia chiusi alla luce. Guarito, ti possa contemplare, Luce d’eternità. Santa di Dio, prega per noi.

21. Desiderio immenso all’Albero di Vita ti spinse e fu saziato il tuo amore. Di raggiungere anch’io la gloria celeste rendimi degno. Santa di Dio, prega per noi.

22. Santa Maria, tu passasti il Giordano per trovare nel deserto pace e silenzio oltre i confini delle passioni segnati. Anche noi, o santa, libera con le tue suppliche. Santo di Dio, prega per noi.

23. Sant’Andrea, saggio pastore eletto da Dio, con tutto il cuore io t’invoco: salvezza eterna possa ottenermi la tua intercessione.

Gloria al Padre, e al Figlio, e al santo Spirito.

Doxasticòn In te glorifichiamo, o Trinità, il Dio unico. Santo, santo, santo sei tu, Padre, Figlio e santo Spirito, essenza unica, noi ti adoriamo senza fine. E ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amìn.

Theotokìon Da te prese carne il Creatore dei secoli, Vergine senza macchia, Madre di Dio, per intimamente unirsi all’umana natura mortale.

SESTA ODE

Irmòs

Nell’angoscia a te gridai, Dio compassionevole, Dal profondo dell’inferno gridai e tu mi udisti, dall’abisso liberi la vita mia. (due volte) Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

Tropari

1. Con fervore, o Dio che salvi, le mie lacrime ti offro, e i gemiti del mio cuore. Io ti invoco: peccai, mio Dio, perdonami! Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

2. Come Datan e Abiram, anima mia, contro il tuo Signore ti ribellasti. Allora di vero cuore implora: risparmiami, perché la terra non mi inghiotta. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

3. Come giovenca che al pungolo recalcitra, ad Efraim simile diventasti, anima mia. Dal laccio quale gazzella sàlvati sullo slancio dell’ascesi e contemplazione. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

4. Ti rivela la mano di Mosè, anima mia, come Dio una vita di lebbra possa purificare. Se lebbra allora ti copre, non cadere nella disperazione. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

5. I marosi dei miei peccati, o Salvatore, alla maniera del Mar Rosso rifluendo, sommerso m’hanno all’improvviso, come un tempo gli Egiziani i cavalieri e il loro capo. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

6. Simile agli Ebrei nel deserto, o ingrata anima mia, alla manna divina preferisti i fallaci richiami delle passioni. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

7. Preferisti, anima mia, i pozzi melmosi dei pensieri cananei alla sorgente di roccia che l’acqua viva della sapienza versa in abbondanza. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

8. Quando il tuo servo Mosè la roccia percosse col bastone, il tuo vivificante costato prefigurava da cui tutti vita attingiamo e salvezza. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

9. Le orme segui di Giosuè, anima mia, se vuoi trovare la terra delle promesse per prendere della tua eredità possesso e abitarvi fedele. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

10. Coraggio, le passioni della carne affronta come Giosuè un giorno Amalek. Ma come egli dai Gabaoniti fu giocato, non lasciarti da ossessivi pensieri ingannare. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

11. Come l’arca dell’alleanza attraversò il Giordano fra le acque ritiratesi al passaggio, così il fiume instancabile del tempo attraversa, anima mia, e prendi possesso della terra della promessa secondo il volere di Dio. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

12. Come Pietro salvasti che con supplici mani t’invocava sulle onde, dal gorgo strappami, o mio Signore, con mano misericordiosa. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

13. In te mi rifugio, Signore Gesù, dall’abisso strappami senza fondo del peccato e della disperazione. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

14. lo sono quella dramma portante effigie regale che un giorno dalle tue mani a terra cadde, o mio Salvatore. Presto, la lampada accendi, immagine del tuo Precursore, per cercare la tua effigie e trovarla, o Verbo. Santa di Dio, prega per noi.

15. Di lacrime la tua anima irrigasti per spegnere il fuoco delle passioni, o Maria. Possa io per le tue preghiere condividere questa grazia. Santa di Dio, prega per noi.

16. Vita di penitenza senza stanchezze ti portò alla celeste pace, o Maria. Per chi ti celebra prega: Sia liberato dalle passioni. Santo di Dio, prega per noi.

17. Tu un giorno pastore di Creta ora per tutta la terra intercedi, per questo a te vengo, padre santo: strappami dall’abisso del mio peccato.

Gloria al Padre, e al Figlio, e al santo Spirito.

Doxasticòn Io sono l’indivisibile Trinità, unità di natura nella distinzione delle persone, dice il Padre col Figlio suo e il suo Spirito. E ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amìn.

Theotokìon Il tuo grembo, o Madre di Dio, per noi ha generato un Dio che la nostra condizione prese, lui il Creatore dell’universo. Pregalo, e per la tua intercessione possiamo essere giustificati.

Kontàkion Anima mia, anima mia alzati, il sonno scaccia. La fine incombe e tu sarai confusa. Svegliati, e Cristo Dio che tutto ricolma con la sua presenza, misericordia ti faccia. Ichos Le guarigioni vedendo operate da Cristo e la salvezza traboccante su Adamo, gemeva il demonio davanti al pericolo in grande dolore, e ai suoi accoliti diceva: “Come resistere al Figlio di Maria? Costui che, pur nato a Betlemme, tutto riempie, mi toglie la vita.” Sinassario In questo giorno, Giovedì della quinta settimana dei Digiuni, cantiamo l’ufficio del Grande Canone di penitenza, secondo l’antica tradizione. A quanti ora cantano il Grande Canone, concedi, Signore, le lacrime del cuore affranto. Per le intercessioni di Sant’Andrea abbi di noi misericordia, o Dio e salvaci.

BEATITUDINI

Ήχος pl. b’ Nel tuo Regno ricordati di noi, Signore, quando sarai giunto nel tuo Regno.

1. D’un tratto rendesti cittadino del cielo, o Cristo, il ladro che sulla croce a te gridava: Ricordati di me. Di imitare il suo pentimento fammi grazia, a me che sono indegno tuo servo. Beati i poveri nello spirito, poiché è loro il regno dei cieli.

2. Ben sai, anima mia, che Manoach di Dio ebbe una visione, e promessa ricevette d’insperata fecondità dal grembo della sua sposa. La sua fede imita, e la sua docilità. Beati i sofferenti, poiché loro saranno consolati.

3. Di Sansone l’incoscienza imitasti, anima mia, e la gloria perdesti delle tue imprese consegnando nelle mani del nemico, ah cecità di piaceri!, una vita di sapienza e di forza. Beati i mansueti, poiché loro erediteranno la terra.

4. Colui che un tempo i nemici abbatteva con una mascella d’asino ora marionetta è diventato nelle mani della passione. Questa incoscienza fuggi, anima mia. Beati gli affamati e assetati di giustizia, poiché loro saranno saziati.

5. Barak e Iefte e l’indomita Debora per giudicare Israele furono scelti e per guidarlo in guerra. La loro virtù di forza imita, anima mia. Beati i misericordiosi, poiché loro otterranno misericordia.

6. Ben sai, anima mia, che salvò Israele la coraggiosa Giaele trafiggendo la testa di Sisara. Ti richiami il ligneo picchetto con cui ella il nemico uccise il legno della croce. Beati i puri di cuore, poiché loro vedranno Dio.

7. Come Iefte la figlia offerse così la purificata tua vita offri in sacrificio di lode, anima mia. Al Signore le tue passioni immolate offri in sacrificio. Beati i pacificatori, poiché loro saranno chiamati figli di Dio.

8. Il vello di Gedeone considera, anima mia: la rugiada del cielo raccogli e spremi la lettera della legge per bere l’acqua che ne scende. Beati i perseguitati per causa di giustizia, poiché è loro il regno dei cieli.

9. Attirasti su di te, anima mia, la condanna che colpì il sacerdote Eli. Se egli iniquità di figli tollerava tu, ignava, in te tolleri la tragedia delle passioni. Beati siete quando vi oltraggeranno e vi perseguiteranno, e diranno ogni malvagia parola contro di voi, mentendo, a causa mia.

10. Al tempo dei Giudici, anima mia, in segno di lutto un levita alle dodici tribù di Israele inviò le membra della sposa violentata a morte, volendo così la crudeltà denunciare e l’ingiustizia di Beniamino. Gioite ed esultate, poiché grande è la mercede vostra nei cieli.

11. Anna, la madre di Samuele, senza che se ne udisse la voce, pregava. E, sterile, generò il figlio implorato. Ricordati di noi, Signore, quando sarai giunto nel tuo Regno.

12. Ecco il grande Samuele tra i giudici s’avanza che a Rama nacque ma crebbe nella casa di Dio Lui imita, anima mia, e le tue azioni giudica prima di quelle altrui. Ricordati di noi, o Re, quando sarai giunto nel tuo Regno.

13. David eletto re l’unzione ricevette dell’olio sacro: e tu, anima mia, se il Regno desideri su di te l’unzione riversa delle tue lacrime. Ricordati di noi, Sovrano, quando sarai giunto nel tuo Regno.

14. Misericordia della tua creatura, dell’opera delle tue mani abbi compassione nella tua misericordia. Risparmia quanti hanno peccato e me fra tutti ché più ho peccato disprezzando i tuoi comandamenti.

Gloria al Padre, e al Figlio, e al santo Spirito.

Doxasticòn Nel principio, nella generazione, nella processione adoro il Padre che genera, glorifico il Figlio generato, celebro lo Spirito che con il Padre e il Figlio risplende. E ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amìn.

Theotokìon Madre di Dio, il frutto soprannaturale del tuo grembo adoriamo senza dividere la gloria del tuo Figlio poiché lo confessiamo una sola persona in due nature.

SETTIMA ODE

Irmòs

Abbiamo peccato, davanti a te operato ingiustizia e iniquità. Dei tuoi comandamenti non ci curammo e ai margini li lasciammo della nostra vita. Ma tu, Dio dei nostri padri, non rigettarci nell’ora suprema. (due volte) Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

Tropari

1. Peccai, caddi, i tuoi comandamenti trasgredii. Nell’iniquità concepito, ferite assommai alle mie piaghe. Di me abbi misericordia, Dio dei padri nostri, fammi grazia nel tuo amore. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

2. Mentre le asine del padre suo cercava, Saul il vaticinato regno trovò in sovrappiù. Non anteporre mai, anima mia, al Regno di Cristo la mandria delle passioni. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

3. David, l’antenato del Signore, due volte peccò quando dal desiderio fu accecato che all’assassinio lo spinse. Ma tu, risucchiata dal vortice del peccato, anima mia, passioni ancor più gravi porti in te. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

4. Un tempo David all’ingiustizia aggiunse iniquità, con l’omicidio aggravò l’adulterio. Ma subito doppiamente si pentì. Molto più grave è il tuo male, anima mia, che davanti a Dio non ti penti. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

5. David cantando il suo pentimento a tutti palesò il proprio peccato. E grida: Dio dell’universo, misericordia di me, contro te solo ho peccato. Nel tuo amore purificami. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

6. Quando sul carro fu ricondotta l’arca dell’alleanza e dai buoi fu per essere rovesciata, Uzzà su di essa il forte braccio tese scatenando per tale gesto l’ira di Dio. La sua sacrilega audacia non imitare, anima mia, ma con rispetto tratta le cose sante. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

7. Ben sai, anima mia, che al naturale ordine si ribellò Assalonne infangando con il suo abominio il letto paterno. E tu quella folle passione imitasti, avida di piaceri. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

8. Alla tua carne soggiogasti la tua libera dignità, anima mia. A tuo Achitofel eleggesti l’Avversario e docile i consigli ne seguisti. Ma vani li rese Cristo perché tu fossi salvata. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

9. Salomone l’ammirabile, di gratuita sapienza insignito, contro Dio peccò, e dalle sue vie si allontanò. E tu, anima mia, a questo modello ispirasti la tua vita peccaminosa. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

10. Amante un tempo della sapienza, questo re incatenato di passioni l’amante divenne d’idolatriche femmine. Dalle vie di Dio s’allontanò e tu l’imitasti, anima mia. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

11. Roboamo seguisti, anima mia, che l’eredità scialacquò di suo padre; e l’esempio del suo nemico Geroboamo, servo malvagio e infedele. Basta col percorrere le loro strade! Grida al Signore: misericordia di me, peccatore! Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

12. L’un sull’altro ti caricasti, anima mia, dei crimini di Manasse, che si prostrò agli idoli e ripetute profanazioni operò. Che aspetti a imitare la sua penitenza e a seguirlo nella conversione? Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

13. Nell’iniquità imitasti Acab, anima mia. Ecco, immondezzaio diventasti e caldaia ribollente di passioni. Guardati di dentro, senza finzioni, e la tua sporcizia confessa a Dio. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

14. Agli ordini del profeta Elia disobbedì Acab. Lo stesso facesti tu, anima mia; e così i tempi di siccità e di fame ti sono piombati addosso. Piuttosto la vedova imita di Zarepta che cibo diede al giusto. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

15. Folgorò due volte Elia cinquanta guerrieri inviati da Acazia, dopo che i falsi profeti di Gezabele a confusione di Acab aveva fatto perire. A questi vani attacchi rinuncia, anima mia; grida al Signore: misericordia di me peccatore! Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

16. Si dileguarono i miei giorni come sogni al risveglio. Piango sul mio giaciglio, nuovo Ezechia, perché filo sia aggiunto alla mia vita. Ma a te Isaia verrà, anima mia; solo Dio, Signore d’ogni cosa. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

17. Ai tuoi piedi mi getto, e voce mi sono le lacrime: più della prostituta peccai. Più di ogni altro la tua legge ho ignorato. Abbi misericordia della tua creatura, o mio Signore, al tuo ovile riconducimi. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

18. La bellezza deturpai della tua immagine e disprezzai i tuoi comandamenti. Offuscarono le passioni la mia bellezza e senz’olio è rimasta la mia lampada, della tua pietà avvolgimi, mio Salvatore, e dammi gioia, come canta David. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

19. Convèrtiti, pentiti, svela ciò che è nascosto. Dì a Dio che i cuori scruta: solo tu, Signore, i miei segreti conosci. Nel tuo amore abbi di me compassione. Come canta il profeta David. Santa di Dio, prega per noi.

20. L’aiuto implorasti della pura Madre di Dio, respingendo così le torturanti passioni e vane rendendo le astuzie del nemico. Vieni ora in aiuto a questo tuo servo smarrito. Santa di Dio, prega per noi.

21. Desiderasti Cristo e lo seguisti, Egli sulla strada del pentimento ti condusse. Senza sosta implora questo Dio d’amore che ci liberi da ogni pericolo e ci protegga. Santo di Dio, prega per noi.

22. Radicato io sia, per tua intercessione, sulla roccia della fede. del timore di Dio circondami, e dai trabocchetti salvami del nemico.

Gloria al Padre, e al Figlio, e al santo Spirito.

Doxasticòn O Trinità semplice, indivisibile, una sola essenza, unità santa, tre luci nella luce, unica sorgente e triplice santità, ti canto e ti glorifico, vita della mia vita, o Dio dell’universo. E ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amìn.

Theotokìon Ti celebriamo, Madre di Dio, ti benediciamo e ti veneriamo: generasti l’Uno della santa Trinità, tuo Figlio e tuo Dio, il cielo aprendoci sulla terra.

OTTAVA ODE

Ήχος pl. d’ Irmòs

Celebrate sacerdoti ed esalta, o popolo, in tutti i secoli l’eterno Re di gloria davanti al quale tremano le potenze del cielo e rabbrividiscono gli angelici cori. Apostoli di Cristo, pregate per noi.

Tropari

1. Braci d’impalpabile fuoco, o Apostoli, le scorie delle mie passioni bruciate comunicandomi la fiamma dell’amore divino. Apostoli di Cristo, pregate per noi.

2. Veneriamo queste trombe del Verbo che le mura senza fondamento del nemico fanno crollare e sorgere quelle della conoscenza di Dio. Apostoli di Cristo, pregate per noi.

3. Apostoli del Signore, templi della vera santità, nel mio animo spezzate gli idoli delle passioni voi che i templi e le statue del nemico avete polverizzato. Santissima Madre di Dio, salvaci.

4. Colui che nulla può contenere, tu contenesti, e portasti colui che tutto porta. Allattasti colui che tutto nutre, Cristo, sorgente di vita.

Stesso Irmòs

Celebrate sacerdoti ed esalta, o popolo, in tutti i secoli l’eterno Re di gloria davanti al quale tremano le potenze del cielo e rabbrividiscono gli angelici cori. Apostoli di Cristo, pregate per noi.

Tropari

1. Con l’arte dello spirito edificaste la Chiesa, santi Apostoli di Cristo. In essa Cristo benedite per tutti i secoli. Apostoli di Cristo, pregate per noi.

2. Con la loro proclamazione gli Apostoli detronizzarono gli idoli. Esaltino Cristo per tutti i secoli. Apostoli di Cristo, pregate per noi.

3. Fatti cittadini del cielo il mondo voi proteggete, Apostoli santi. A ogni pericolo sottraete quanti vi celebrano.

Gloria al Padre, e al Figlio, e al santo Spirito.

Doxasticòn Triplice sole, Signore di luce, Padre, Figlio e santo Spirito che la gloria di un solo trono condividete, per tutti i secoli Ti celebro. E ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amìn.

Theotokìon Popoli tutti, cantiamo la Madre di Dio, della sapienza altissimo trono, che sola fra le genitrici può essere madre chiamata e vergine.

Del Grande Canone

Irmòs

Ogni carne vivente e la creazione tutta glorificano colui che le potenze celesti esaltano, colui che con tremore adorano gli angeli di fuoco; e lo esaltino e lo benedicano per tutti i secoli. (2 volte) Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

Tropari

1. Misericordia di me peccatore, o mia salvezza. Il mio spirito converti a te. Il mio pentimento accogli, ascolta il mio grido: contro te solo peccai, misericordia di me. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

2. Fu rapito Elia in cielo su un carro di fuoco come su un carro di virtù. La sua ascesa imita, anima mia. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

3. Prese il mantello di Elia, Eliseo, e doppia forza dal Signore ricevette. Ma tu tale grazia non conosci, anima mia dissoluta. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

4. Col mantello d’Elia il Giordano percosse Eliseo e come strada si aprirono le acque del fiume. Ma tu tale grazia non conosci, anima mia dissoluta. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

5. Al giusto un tempo aprì le porte della sua casa la Sunammita. Ma tu né straniero accogliesti, né pellegrino, anima mia. Per questo dalla camera nuziale sarai scacciata in pianto. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

6. L’avido Ghecazi sempre imitasti, anima mia. Almeno ora che le vele della tua vita stai ammainando, all’amore del denaro rinuncia se vuoi evitare il fuoco che su di te richiamano i tuoi delitti. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

7. Ozia seguisti, anima mia, e due volte tanto della sua lebbra ricevesti, poiché folli sono i tuoi pensieri e ingiuste tutte le sue opere. Via tutte le bardature e questi tuoi pensieri! Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

8. Ben sai, anima mia, che pentimento colse i Niniviti davanti a Dio, e sacco fu la loro veste e cenere il loro giaciglio. Ma tu la loro conversione non imitasti E nel male eccelli su ogni peccatore. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

9. Ben sai, anima mia, che Geremia in fangosa cisterna gettato su Sion faceva lamento e al lutto la pressava. I suoi accenti di dolore imita e sarai salva. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

10. Se ne fuggì Giona a Tarsis paventando la conversione dei Niniviti. Profeta era, e non ignorava la misericordia di Dio sempre pronta a tramutare minacce in salvezza. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

11. Ben sai, anima mia, che nella fossa chiuse Daniele le fauci dei leoni, e che la fornace dei Caldei spensero i tre giovani con la loro fede. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

12. Figure esemplari dell’antica alleanza t’ho squadernato davanti, anima mia. Degli amanti di Dio imita i gesti e dal peccato degli smarriti distogli il cuore. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

13. Pietà, mio Salvatore, giusto Giudice. Dal fuoco liberami, salvami dal terribile meritato giudizio. Prima che morte i miei occhi chiuda, con la forza della penitenza trasformami. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

14. Con la stessa voce del ladrone a te grido: di me ricordati, o Signore. Lacrime amare verso con gli occhi di Pietro. Come il pubblicano t’invoco: Pietà di me e il mio pianto unisco a quello della peccatrice. La mia preghiera accogli, come un giorno esaudisti quella della Cananea. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

15. Tu che solo sei medico guarisci l’inferma anima mia. Con olio e vino le mie ferite lenisci: di pentimento questo è il frutto e lacrime queste di tenerezza. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

16. Come la Cananea t’invoco: Misericordia di me, figlio di David. Con lo stesso tremore dell’emorraissa l’orlo tocco del tuo mantello e come Marta e Maria su Lazzaro lacrime verso. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

17. Come vaso di profumo, o mio Salvatore, la mirra delle mie lacrime spando sul tuo capo. Con la stessa voce della peccatrice Implorante il tuo amore, a te grido. La mia preghiera accogli, e perdonami. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

18. Più d’ogni altro ho ferito la tua bontà. E tuttavia accoglimi, mio Salvatore. Nell’amore e nel timore mi pento. Misericordia di me peccatore. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

19. La tua creatura risparmia, o Salvatore, alla mia ricerca affrettati, Pastore di somma bontà, poiché pecorella smarrita io sono. Dal lupo salvami, che insidia le pecore fuoriuscite dal gregge, ai tuoi verdi pascoli riconducimi. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

20. Quando a giudizio siederai, o Cristo, sfolgorerai la tua terribile gloria e spavento tutti afferrerà. Lingue di fuoco corrusche s’innalzano e trema ogni uomo davanti al tuo terribile tribunale. Santa di Dio, prega per noi.

21. Fosti illuminata, Maria, dalla Madre della luce senza tramonto che la notte fugò delle tue passioni. Ricevesti la grazia dello Spirito. Questa grazia fa risplendere, o Maria, su quanti ti celebrano nella fede. Santa di Dio prega per noi.

22. Si meravigliò san Zosima, o Maria, quando il miracolo in te vide d’una nuova creazione: un angelo in carne umana contemplava. Stupito e ammirato rese gloria a Cristo per tutti i secoli. Santo di Dio, prega per noi. Sant’Andrea, in familiare conversare puoi rivolgerti al Signore. A lui la tua supplica rivolgi perché dai lacci sia liberato della mia ingiustizia, mentre ti glorifico nella comunione dei santi.

Gloria al Padre, e al Figlio, e al santo Spirito.

Doxasticòn Padre d’ogni eternità, Figlio con Lui non meno eterno, Spirito consolatore, di giustizia e di bontà, Padre del Verbo, Verbo del Padre senza origine, Spirito che vivifica e tutto compie, Trinità, Unità, di noi abbi misericordia. E ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amìn.

Theotokìon Come di porpora, del tuo sangue si rivestì l’Emmanuele, per questo, Vergine immacolata, giustamente veneriamo la tua divina maternità. Ogni carne vivente e la creazione tutta glorifichino Colui che le potenze celesti esaltano, Colui che con tremore adorano gli angeli di fuoco; e lo esaltino e lo benedicano per tutti i secoli.

NONA ODE

Irmòs

Con cuore sincero ti confessiamo, Madre di Dio, la salvezza per mezzo tuo a noi venne, Vergine senza macchia. Per questo con gli angelici cori a una sola voce ti cantiamo. Apostoli di Cristo, pregate per noi.

Tropari

1. Sorgenti dell’acqua viva, Apostoli, voi siete. L’anima mia irroratene che peccato divoratore ha disseccato. Apostoli di Cristo, pregate per noi.

2. Nell’abisso di perdizione le acque mi sommergono. Tendimi la mano e salvami come per Pietro facesti, Signore. Apostoli di Cristo, pregate per noi.

3. Sale di sostanzioso insegnamento voi siete. La palude del mio spirito prosciugate e fugate da me le tenebre dell’ignoranza. Santissima Madre di Dio, salvaci.

4. Tu che la gioia partoristi, il dolore dammi del pentimento, e io potrò trovare un giorno divina consolazione, o mia regina.

Altro Irmòs

Tra cielo e terra mediatrice tutte le generazioni ti esaltano, poiché la pienezza della divinità ha posto in te la tenda, o Vergine. Apostoli di Cristo, pregate per noi.

Tropari

1. I nostri inni e i nostri cuori vi esaltano, Apostoli gloriosi, poiché fiaccole del mondo voi siete che le tenebre scacciano dell’errore. Apostoli di Cristo, pregate per noi.

2. Mistici pesci catturaste nell’evangelica rete e alla mensa di Cristo continuamente li portate, o Apostoli beati. Apostoli di Cristo, pregate per noi.

3. Di noi ricordatevi, o Apostoli santi, quando davanti a Dio pregate. Dalle prove egli sottragga quanti vi cantano con cuore sincero.

Gloria al Padre, e al Figlio, e al santo Spirito.

Doxasticòn Ti celebro, Unità delle Tre Persone, Padre, Figlio e santo Spirito, divinità coessenziale, d’ogni eternità unica potenza e Trinità. E ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amìn.

Theotokìon Tutte le generazioni ti proclamano beata, o Vergine e Madre, poiché dalla maledizione ci liberasti generando per noi il Signore, Gioia nostra.

Irmòs

Dopo il concepimento senza seme d’uomo misterioso parto sopravvenne. Per questo a giusto titolo tutte le generazioni Vergine e Madre ti proclamano. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

Tropari

1. Ferita è la mia intelligenza e le forze del corpo stanno spegnendosi; il mio spirito è tutto una piaga e la luce della mia mente languisce. La vita se ne fugge, e la fine sulla soglia si profila. Che farai, anima sperduta, quando scruterà il Giudice i tuoi segreti? Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

2. Ricordati degli scritti di Mosè, anima mia, quanto avvenne alla creazione, e la storia di giusti e di peccatori. Non i giusti imitasti, ma i peccatori, anima mia sviata da Dio. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

3. Senza forza in te è la Legge e senza frutti l’evangelo. Disinteresse alimenti sulle pagine della Scrittura. Vane rendi le parole di profezia e di giustizia. In cancrena si volgono le tue ferite, anima mia, lontana come sei dal medico che solo le può guarire. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

4. Guarda ora, anima mia, agli esempi che il Nuovo Testamento t’offre per condurti sulla strada del pentimento. Degli uni imita la fede e fuggi la durezza degli altri. A Cristo domanda perdono in preghiera e digiuno, e l’umiltà della tua vita. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

5. Si fece bambino Cristo e alla mia carne s’unì. Di suo volere, la nostra natura assunse in tutto ma non nel peccato. In tal modo ti manifesta, anima mia, l’immensità del suo amore. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

6. Uomo si fece Cristo, e ladri chiamò al pentimento, e prostitute. Pentiti, anima mia, poiché la porta sta aprendosi del Regno ad eterna dimora di pubblicani e di prostitute dal cuore rinnovato. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

7. Accolse Cristo magi e pastori, e bimbetti chiamò a rendergli col sangue testimonianza. Nel tempio, di gloria illumina il vecchio Simeone e l’annosa vedova. Ma te infelice, anima mia, quando a giudizio sarai chiamata se tali esempi non imitasti. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

8. Quaranta giorni digiunò il Signore nel deserto e poi dolorò di vuoto nel suo stomaco d’uomo. Coraggio, a lui guarda, anima mia: digiuno e preghiera contro il nemico armi vittoriose saranno anche per te. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

9. Cristo la tentazione conobbe e la diabolica prova. Pietre gli furono mostrate con l’invito a trasformarle in pane. Sulla montagna fu condotto perché potesse con uno sguardo solo abbracciare i regni della terra. Questa visione temi, anima mia; vigila in preghiera senza sosta. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

10. Nel deserto risuona una voce come di solitaria colomba: voce della fiaccola che Cristo precede chiamando a penitenza. Ma Erode cadde nei lacci d’Erodiade. Attenta, anima mia, fuggi le reti degli empi e al Signore ritorna. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

11. Il deserto era casa al precursore della grazia. Giudea e Samaria a lui venivano per confessare i propri peccati e il battesimo ricevere con cuore sincero. Tu sola, anima mia, non imitasti la loro conversione. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

12. Santo è il matrimonio e casto il letto nuziale dopo che Cristo in carne d’uomo venuto alle nozze li benedisse di Cana. L’acqua in vino cambiò (oh primo miracolo!) per trasformarti, anima mia. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

13. Cristo il paralitico rialzò e il tettuccio gli comandò di portare. Il figlio risuscitò della vedova e il servo del centurione risanò. Poi incontrò la Samaritana e a lei per te affidò, anima mia, la rivelazione del vero adorare in spirito e verità. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

14. La donna emorroissa guarì quando ella l’orlo toccò del suo mantello. I lebbrosi purificò, ai ciechi restituì la vista, gli zoppi raddrizzò, con una sola parola sordi e muti guarì, e la donna ricurva, dandoti così, misera anima mia, le primizie della salvezza. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

15. Ai poveri annuncia la buona novella Cristo, Verbo incarnato. Malati e infermi guarì, alla mensa s’assise dei pubblicani e strinse rapporti d’amico coi peccatori. Gli bastò una lieve carezza sulla Figlia di Giairo per richiamarne la vita. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

16. Il pubblicano fu salvato, e casta divenne la prostituta, mentre nel suo orgoglio si perdeva il fariseo. Diceva il pubblicano: Perdono! e la prostituta: Misericordia! Ma si pavoneggiava il fariseo rendendo grazie. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

17. Pubblicano era Zaccheo e fu ugualmente salvato. Ma s’indignò il fariseo Simone quando accolse la prostituta Colui che dona ogni grazia. La prostituta imita nel suo abbandono fidente, anima mia. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

18. Non imitasti, povera anima mia, la prostituta che un vaso di profumo sui piedi di Cristo lacrimando versò. Coi suoi capelli la lista cancellò dei suoi peccati. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

19. Ben sai, anima mia, che le città, dove invano Cristo aveva annunciato la buona novella furono come Sodoma maledette e fino agli inferi umiliate. Il loro esempio respingi, apri il tuo cuore. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

20. Nella disperazione non impietrirti, anima mia, il coraggio emula della cananea; la grande fede ne conosci, e sai come dal Signore ottenne che la figlia sua guarisse con una sola potente parola. Col suo stesso accento grida dal profondo del cuore: Cristo, figlio di David, salvami. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

21. Compatisci, Figlio di David, salva longanime, tu che con una sola parola liberasti gli indemoniati. Possa udire la tua voce amante come sulla croce il malfattore In verità ti dico, sarai con me in paradiso. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

22. Dei due ladri con te crocifissi l’uno ti insultava, l’altro Dio ti riconosceva. E tuttavia non c’era differenza fra le loro disperate sorti. Anche a me come al ladro che confessava con pienezza di fede la tua divinità apri il tuo Regno di gloria, o Misericordioso. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

23. Ti vide la creazione crocifisso e da spavento fu presa. Rocce e montagne d’orrore si spaccarono e tremò la terra. Fu sconfitto l’inferno mentre la luce in pieno giorno s’oscurò davanti a te, Dio crocifisso. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

24. Frutti di pentimento non richiedermi poiché senza forze giaccio. Ma cuore contrito e povertà di spirito donami perché possa offrirteli come sacrificio gradito, tu che solo ci salvi. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

25. Mi scruti e mi conosci, o mio Giudice. Assieme agli angeli verrai a giudicare l’universo. In quel giorno volgi a me uno sguardo d’amore e fa’ grazia, o Gesù, a un peccatore che confini non conobbe al suo peccato. Santa di Dio, prega per noi.

26. Stupore d’angeli e d’uomini è l’indicibile bellezza della tua vita, in cui la pesantezza della carne fu sconosciuta e la natura superata. Come angelo nella nostra carne con levità di piedi camminavi e il Giordano solo sfiorandolo attraversavi, o Maria. Santa di Dio, prega per noi.

27. Santa Madre Maria, il Creatore prega di perdonare quanti ti cantano: dai ripetuti e duri assalti di angoscia e tormento Egli ci liberi, e dalle tentazioni, affinché possiamo, sciolti da ogni male, continuamente esaltare il Signore che ti ha glorificata. Santo di Dio, prega per noi.

28. Sant’Andrea, padre tre volte beato, pastore di Creta, per quanti ti celebrano continuamente prega perché dall’angoscia siano liberati e dall’afflizione e dal peccato, essi che la tua memoria venerano con cuore fedele.

Gloria al Padre, e al Figlio, e al santo Spirito.

Doxasticòn Indivisa Trinità, noi cantiamo le Tre Persone nell’Unità. Il Padre glorifichiamo, esaltiamo il Figlio, lo Spirito adoriamo. Dio unico, unica e triplice vita che l’universo illumina. E ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amìn.

Theotokìon Madre purissima di Dio, custodisci la Chiesa. In te nella fede essa regna, in te la sua forza. Dalle tentazioni essa trionfa per mezzo tuo, il nemico scaccia e guida sul retto sentiero quanti le appartengono.

Catavasìa Dopo il concepimento senz’opera di uomo un misterioso parto sopraggiunse. In modo verginale Dio s’incarna e la nostra natura rinnova. Per questo tutte le generazioni a giusto titolo ti proclamano Sposa e Madre di Dio

DEL ROMANCE DE GAIFEROS


DEL ROMANCE DE GAIFEROS
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¿A dónde irá aquel romeiro,
Dove andrà quel pellegrino,

meu romeiro a dónde irá?
Il mio pellegrino dove andrà?

Camiño de Compostela,
Al Cammino di Compostela,

Non sei se alí chegará.
Non so se arriverà fin là.

Os pes leva cheos de sangue
Ha i piedi pieni di sangue

E non pode maís andar.
E non può più camminare.

¡Malpocado, probe vello!
Povero vecchio sfortunato!

Non sei se alí chegará.
Non so se arriverà fin là.

Ten longas e brancas barbas,
Ha la barba lunga e bianca,

Ollos de doce mirar,
Occhi dallo sguardo dolce,

Ollos garzos, leonados,
Occhi tristi, arrossati,

Verdes como a auga do mar.
Verdi come l’acqua del mare.

"¿A dónde ides, meu romeiro,
"Dove vai mio pellegrino,

Dónde queredes chegar?"
Dove vuoi arrivare?"

"Camiño de Compostela,
"Al Cammino di Compostela,

Donde teño o meu foga!
Dov’è la mia casa!

Compostela é miña terra,
Compostela è la mia terra,

Deixeina sete anos hai,
Da cui sono andato via sette anni fa,

Relocinte en sete soles,
Splendente in sette soli,

Brilante como un altar".
Brillante come un altare".

Cóllase a min, meu velliño,
Si appoggiò a me, il mio vecchino,

Imos xuntos camiñar,
Iniziammo a camminare insieme,

Eu son troveiro das trovas
Io il suo trovatore di racconti

Da Virxe de Bonaval".
Della vergine di Bonaval.

"Eu chámome don Gaiferos,
"Mi chiamo don Gaiferos,

Gaiferos de Mormaltán.
Gaiferos de Mormaltán.

Se agora non teño forzas,
Se ora non ho forze,

Meu Santiago mas dará".
Il mio Santiago me le darà".

Chegaron a Compostela
Arrivarono a Compostela

E foron á catedral;
E andarono alla cattedrale;

Desta maneira falou
Così parlò

Gaiferos de Mormaltán:
Gaiferos de Mormaltán:

"Gracias, meu Señor Santiago,
"Grazie mio Signor Santiago,

A os vosos pes me tes xa.
Che mi tenete ai vostri piedi.

Se queres tirarme a vida,
Se volete togliermi la vita,

Pódesma, señor, tirar,
Potete farlo,

Que eu morrerei contento
Perché morirò contento

Nesta santa catedral".
In questa santa cattedrale".

E o vello das brancas barbas
E il vecchio dalla barba bianca

Caeu tendido no chan.
Cadde disteso al suolo.

Pechou os seus ollos verdes,
Chiuse i suoi occhi verdi,

Verdes como a auga do mar.
Verdi come l’acqua del mare.

O obispo que isto veu,
Il vescovo che vide ciò,

Alí o mandou enterrar:
Lo fece seppellire lì:

Así morreu, meus señores,
Così morì, miei signori,

Gaiferos de Mormaltán.
Gaiferos de Mormaltán.

Este é un dos moitos milagros
Questo è uno dei tanti miracoli

Que Santiago Apóstol fai.
Che fa l’apostolo Santiago.

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