venerdì 26 novembre 2010

preghiera

Camillo Langone,Il Foglio
15 ottobre 2010

Ieri mi sentivo troppo ispirato, per darmi una ridimensionata sono andato a guardarmi la lista dei frutti dello Spirito Santo: su dodici ne ho solo uno, forse mezzo, c’è poco da vantarsi. Poi ho fatto il confronto col filosofo del diritto Vincenzo Vitale: lui come minimo ha un frutto in più, la pazienza, e lo dimostra la sua capacità di leggere integralmente Mancuso, Augias e Odifreddi e poi di impegnarsi ancora per scriverci sopra “Volti dell’ateismo” (Sugarco), invece di mandarli direttamente al diavolo che li aspetta. Senza questa sua santa virtù oggi non avrei le prove che Mancuso non soltanto non è cattolico (questa era facile) ma non è nemmeno teologo. Con abbondanza di citazioni, Vitale spiega come il mancusianesimo non sia centrato su Dio (né tantomeno su Cristo, di cui svaluta la resurrezione) ma sull’anima che, bella questa, nascerebbe da sola, a partire dalla materia. Quindi Mancuso è un animista, tale e quale un sacerdote egizio della ventesima dinastia, un bramino del vedismo pre-induista, un’attrice tipo Monica Bellucci che intervistata risponde “credo nell’energia, nella spiritualità della vita”, frase che non significa assolutamente un cazzo, e posso parlare in questo modo perché (è appurato) non sono il portavoce dello Spirito Santo, sono soltanto un uomo senza nessuna pazienza.

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