sabato 18 settembre 2010

Preghiera

di Camillo Langone, www.ilFoglio.it
12 settembre 2010

Bruciare? Buttare? Conservare? Questo è il problema. Gli unici libri che ho bruciato sono stati quelli di scuola, l’ultimo giorno di Zanelli, a Reggio Emilia. Un bel gesto forse pure un po’ sciocco perché non mi avevano fatto nulla di male: ero riuscito a diplomarmi senza studiarli. Un giorno buttai nel cassonetto l’opera omnia di Aldo Busi: mi aveva querelato e i querelosi meritano la damnatio memoriae (Piero Buscaroli, un altro con l’avvocato facile, l’ha scampata bella, i suoi libri li possiedo ancora solo perché la querela rimase allo stadio di minaccia). Qualche tempo dopo buttai una collezioncina di libri Ciarrapico, la collana blu diretta illo tempore da Marcello Veneziani. Ricordo un Brasillach, un Mishima… Attenzione: li buttai non perché non mi piacevano, li buttai perché mi piacevano troppo. Erano diventati una droga intellettuale, rischiavo assuefazione e dipendenza, per rimanere libero dovetti liberarmene. Il Corano invece non lo brucio né lo butto (anche se chi lo brucia o butta gode della mia simpatia) perché pur essendo stato scritto un mucchio di secoli fa fornisce molte informazioni sul presente. Maometto più preveggente di Frate Indovino, di Nostradamus? Eccome: l’Undici Settembre, l’uccisione dei vescovi in Turchia, la lapidazione delle donne in Iran sono già tutti nelle sue pagine.

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