Damiano Laterza, Il Sole 24Ore
19 giugno 2009
Un doveroso tributo, nei cinquecento anni dalla morte, per Ricci. Il quale fu indefesso evangelizzatore in terra di Cina, capace di convertire al verbo di Cristo tremila sudditi dei Ming (imperatori noti ai più per i vasi forgiati sotto la loro dinastia). Tutto in nome della rinnovata amicizia italo-cinese, auspicata con vigore. Amicizia, dunque, come keyword: «Ad maiorem Dei gloriam». L'occasione è solenne, ma niente red carpet. La cifra emozionale è data dall'etereo padre Georg, seduto nelle prime file. Il mite Pontificio Monsignore pare promanare bellezza e passione attraverso la serenità e la compostezza, come fosse una statua ellenica descritta dal Winckelmann. L'indispensabile tecnica quasi videoamatoriale del documentario, intanto, non inficia ma rimarca i passaggi vitali della straordinaria storia di questo figlio dell'aristocrazia marchigiana del Cinquecento, che si fece precursore di globalizzazione. Tanto da fare impallidire l'icona "rivale" Marco Polo, «uno che il cinese neanche lo conosceva». Già, perchè il Ricci (Lì Mǎdòu 利瑪竇 per i mandarini) fu grande studioso di religione, insigne scienziato, illustre geografo e, soprattutto, eccelso divulgatore. Egli, difatti, non si limitò a divulgare e basta, ma divulgò in idioma cinese. Appreso durante tre intensi anni vissuti nella portoghese Macao, in fuga dalle infamanti accuse di eversione e traffico di bambini. Nel segno della propria nobilissima missione e snobbando gli avidi e ignoranti eunuchi, il Ricci si fece interprete e traduttore, dunque, di un mondo che – causa progresso tecnico crescente – si sarebbe ingigantito sempre più. Annullando le distanze, fisiche e materiali, il lungimirante gesuita divenne Vate di una globalizzazione dal volto umano che si incontra di rado, lungo la storia dei popoli. Il suo mite desiderio, una «chiesuola in cima a un promontorio», si contrapponeva all'urgenza di introdurre la catechesi, la filosofia greca, la matematica. Di rendere osmotico il contatto con quello strambo popolo della terra di mezzo. Il quale soleva ritenere che il mondo fosse quadrato, composto solo di Cina, India, Giappone e Corea. E al quale l'instancabile maceratese fece dono della eccelsa Grande mappa dei diecimila Paesi e unì, finalmente, le conoscenze geografiche dei cinesi a quelle degli occidentali. D'altronde, «Ricci è stato scelto dalla rivista Life tra le cento figure più significative del secondo millennio». Affermazione che diviene il principale spunto di riflessione degli eleganti invitati al sontuoso rinfresco di chiusura, preso d'assalto dagli astanti. Il prof. Gaspare Mura, che insegna Filosofia presso le Pontificie Università Urbaniana e Lateranense ed è reduce dal grande successo del Festival della Teologia di Piacenza, sollecitato in merito a un parere sulla pellicola, pacato commenta: «Bello. Forse, un po' apologetico, ma bello».
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