Caro Luigi,
ritorno brevemente sul tema dei neocatecumenali, per riferirti un particolare sfuggito ai più, persino a Magister.
Si sa, i neocatecumenali hanno attirato negli anni critiche da parte di ambienti molto diversi fra loro. Però non c’è dubbio che in Italia il grosso delle ostilità è venuto da una parte dalla cosiddetta sinistra ecclesiale (espressione brutta, lo so, ma è per capirci al volo). Quel mondo, con gradazioni “profetiche” variabili al suo interno, che va da un’agenzia di stampa tipo Adista, ai periodici dei Paolini, a cardinali tipo Carlo Maria Martini e Silvano Piovanelli, a vescovi progressisti di provincia, ai mitografi bolognesi del Concilio Vaticano II, ecc. Un mondo eterogeneo, che però è accomunato, tra le tante cose, da una forte sintonia con il pensiero e la figura di don Giuseppe Dossetti, al quale ha fatto da sponda negli anni in vari modi.
Le critiche di questa composita mini-galassia nei confronti dei neocatecumenali non sono state quasi mai incentrate su questioni di ortodossia (poco appettibili evidentemente) quanto piuttosto sul rapporto dei Neo con la Chiesa diocesana, sulle loro metodologie d’apostolato e sui loro orientamenti ascetico/morali. In breve, il tipo di critiche rivolte solitamente ai movimenti più militanti, tanto che da parte dei critici di “sinistra” i Neo sono stati inseriti sempre più sistematicamente nel fascio catto-fondamentalista: CL, Opus Dei, Legionari di Cristo & Regnum Christi ecc. Insomma, fra i nemici.
C’è però una curiosità che meriterebbe di essere maggiormente conosciuta.
Don Giuseppe Dossetti dichiarò in diverse occasioni che una delle personalità verso cui si sentiva più debitore, per la propria fede e la propria visione ecclesiale, era quella di don Dino Torreggiani, un umile e gioviale sacerdote della diocesi di Reggio Emilia che aveva frequentato in gioventù.
Don Torreggiani, figura oggi dimenticata, fu la guida spirituale di tanti giovani della città di Reggio negli anni ’30 e ’40 e un prete molto attivo sul fronte della carità. Attratto dall’ideale della povertà evangelica, ad un certo punto entrò in contatto con gruppi di sinti cattolici e iniziò in Italia la pastorale dei nomadi e circensi (attraverso l’Oasni, Opera Assistenza Spirituale Nomadi in Italia, da cui poi nacque l’attuale Fondazione Migrantes, collegata alla CEI). Diede vita ad un ordine religioso tuttora esistente, i Servi della Chiesa, composto da sacerdoti diocesani legati da un particolare vincolo di obbedienza al vescovo e impegnati nel servizio dei più poveri. Infine, tramite collaboratori come don Alberto Altana, fu tra i primi in Italia a proporre l’introduzione nella Chiesa del diaconato permanente. Idea che poi Dossetti mutuò e fece circolare fra i padri conciliari.
Don Torreggiani, però, ebbe anche un altro merito. Da sempre desideroso di allargare l’opera dei Servi della Chiesa alla Spagna (paese di cui si era invaghito forse per la sua aura gitana e in cui tra l’altro morì nel 1983) durante uno dei suoi viaggi a Madrid conobbe per caso un giovane inquieto, amante dei poveri e innamorato di Dio, dal nome di Kiko Argüello.
A don Torreggiani il tipo piacque subito molto. Tanto che non esitò a invitarlo in Italia, nel 1968, e a spendere una buona parola in suo favore presso alcuni amici vescovi. Referenze che permisero a Kiko di fondare la sua prima comunità italiana, nella parrocchia romana del Martiri Canadesi. Ma non solo. L’anno successivo, fu sempre tramite don Dino Torregiani che Kiko incontrò a Firenze tale don Piero Paciscopi, il quale gli permise di iniziare la seconda comunità, nella parrocchia di San Bartolomeo in Tuto a Scandicci (dove tra l’altro nel 1978 Kiko contribuì alla progettazione e realizzazione della nuova Chiesa, affrescandola personalmente).
Quindi, caro Luigi, si può dire che la figura che tanto ispirò Dossetti e a cui tanto devono i dossettiani, don Dino Torreggiani, è paradossalmente la stessa a cui tanto devono i neocatecumenali, invisi ai dossettiani stessi!
Una coincidenza che non so a te, ma a me sembra alquanto “spiritosa”: nel senso che mi suscita un sorriso e soprattutto mi fa riflettere sull’enigmaticità dei percorsi scelti dallo Spirito.
Ciao
Guido
martedì 6 ottobre 2009
kiko, dossetti e le ironie della sorte
dal sito http://wxre.splinder.com/post/3933231
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