sabato 17 ottobre 2009

Christoph Schönborn - Omelia

Omelia di S.Em.Christoph Schönborn nel Cenacolo
Convivenza dei Vescovi dell’Europa
Gerusalemme, 27 marzo 2008

Carissimi fratelli Vescovi successori degli apostoli, cari fratelli e sorelle:
Ci sono tante cose che sono nel nostro cuori, in questo luogo, in questi giorni della Pasqua, in questi giorni della Risurrezione di Cristo. C’è questa lettura straordinaria degli Atti degli Apostoli, sulla quale potremo meditare per ore, perché è uno dei testi più forti sul mistero d’Israele, che stiamo vivendo in questi giorni, proprio questo pomeriggio. Forse, se non vi siete addormentati, alla fine tornerò a questo.
Ma c’è un’altra cosa. Ciò che viviamo in questi giorni, e del quale dobbiamo essere testimoni, essendo proprio mandati da questo luogo dove Gesù disse ai suoi apostoli: “di questo voi siete testimoni”.
Di che cosa siamo testimoni? Siamo chiamati a essere testimoni nell’Europa di oggi, di ciò che “i discepoli hanno vissuto lungo la via”, quando sono “tornati”- il termine greco è “anastrofé”, è la conversione . Si sono convertiti a Emmaus e sono tornati a Gerusalemme, dopo che avevano riconosciuto Gesù nello spezzare il
pane.

Cosa è accaduto per la via? Ed io direi, in una esegesi non allegorica. cosa è accaduto nel cammino?.

Vorrei dirvi una cosa che mi è venuta nel cuore, penso che è una parola dello Spirito Santo, che devo dire: Quale è la colpa dell’Europa?

La colpa principale dell’Europa è il No alla vita. Io l’altro giorno alla Tv austriaca, alla domanda di un giornalista, ho detto: L’Europa ha detto tre volte no al suo proprio futuro.
La prima volta nel ’68 (adesso “celebriamo” i quarant’anni) nel rifiuto della “HUMANE VITAE”, la seconda volta nel ’75, quando le leggi dell’aborto hanno inondato l’Europa e la terza volta… proprio ieri ho ricevuto la notizia dall’Austria che il governo si è messo d’accordo per il “matrimonio degli omosessuali”, anche in Austria - il terzo No al futuro, alla vita-. E questo, l’ho detto alla TV, e questo non è una cosa in primo luogo morale, ma è una questione di fatti.
L’Europa sta morendo per aver detto No alla vita. Ho nel cuore di dire questo in questo luogo, dove Gesù ci ha detto che riceviamo il perdono dei nostri peccati, perché penso che è anche un peccato di noi Vescovi, anche se nessuno di noi era vescovo nel ’68.
In Germania oggi su cento genitori, ci sono sessantaquattro figli e quarantaquattro nipoti. Questo vuol dire: in una generazione, la popolazione tedesca, senza l’immigrazione, diminuisce di metà. Abbiamo detto No all’ “HUMANE VITAE”. Noi non eravamo ancora Vescovi, ma i nostri confratelli non hanno avuto il coraggio di dire un Si chiaro alla “HUMANE VITAE”.
Ci sono state delle eccezioni. Quel cardinale di Berlino - non tu, il tuo predecessore (rivolto al Card. Meisner)-, nel ‘68 il Cardinale Bentsch, aveva preparato un testo per la conferenza episcopale tedesca, che è stato un testo profetico. Questo testo è sparito ed è uscito un altro testo il “Die Königsteinerklaerung”, che ha indebolito la Germania, la Chiesa Cattolica in Germania, a dire si alla vita.
C’è stata un'altra accezione, a Cracovia: un gruppo di teologi nel ‘76, fu profetico, sotto la guida del già Arcivescovo Cardinale di Cracovia, il tanto amato Papa Giovanni Paolo, che scrisse un memorandum (ne ho il testo in francese e tedesco a casa) e questo testo lo mandò a Paolo VI.
Io penso che questa testimonianza di un vescovo della Chiesa Martire, della Chiesa del Silenzio abbia pesato più di tutte le espertize che Papa Paolo VI aveva fatto fare sulla questione, e che ha fatto prendere questa decisione coraggiosa a Paolo VI, nella quale è rimasto in una terribile solitudine. Questo testo di Cracovia ha dato, ne sono convinto spiritualmente, non ho prova storica ma ne sono convinto spiritualmente, il coraggio a Paolo VI di scrivere l’ “HUMANE VITAE”.

E poi c’è stato un pazzo, in Spagna, nelle baracche, con una pazza che hanno avuto il coraggio di dire Si alla vita, si alla HUMANE VITAE, andando controcorrente. Mi ricordo la pubblicazione dello Spiegel in Germania: sulla copertina il Papa Paolo VI con la pillola in mano, con il NO, ridicolizzato.
Ma da questi pazzi, pazzi in Cristo, da questi pazzi è uscita una realtà che è cosi innegabile come la realtà del crollo demografico europeo: sono le famiglie del Cammino. Sono le famiglie del Cammino, che ci danno in questa Europa la testimonianza che Paolo VI aveva ragione: che la vita è il grande dono di Dio, e che il Si alla vita è la condizione di una vita felice, è una condizione di una Europa vivente.
Ma noi Vescovi, chiusi dietro le porte per l’angoscia non degli ebrei, ma della stampa, e anche la paura dell’incomprensione dei nostri fedeli, non abbiamo avuto il coraggio. In Austria abbiamo fatto il “die Mariatrosterkaerung”, in Germania la “Königsteinerklaerung”, e questo ha indebolito il senso della vita nel popolo di Dio.

Questo ha scoraggiato a dire Si alla vita.

Allora quando è venuta la onda dell’aborto, la Chiesa era indebolita, perché non aveva imparato questo coraggio di resistenza che abbiamo visto a Cracovia. Il Papa Giovanni Paolo II ci ha mostrato durante tutto il pontificato questo coraggio di dire Si a Dio, a Gesù, anche al prezzo di esser disprezzato. Ma noi eravamo dietro le porte chiuse dalla paura, e penso che, anche se noi non siamo stati i Vescovi all’epoca, dobbiamo pentirci di questo peccato dell’Episcopato europeo che non ha avuto il coraggio di sostenere con forza Paolo VI. Perché oggi portiamo tutti nelle nostre chiese, nelle nostre diocesi, il peso delle conseguenze di questo peccato.
(Applausi)

“Fratelli, io so che voi avete agito per ignoranza”, dice Pietro agli ebrei, ai suoi fratelli. Avete agito per ignoranza. Se avessimo saputo le conseguenze di questo No alla vita, mai avremo detto un No alla “HUMANE VITAE”.
Avremo avuto il coraggio di dire ai nostri fedeli: abbiate fiducia, credete alla vita. Ma non abbiamo avuto il coraggio. “Io so che voi avete agito per ignoranza come i vostri capi (noi Vescovi). Dio però ha adempiuto cosi ciò che aveva annunziato per bocca di tutti i profeti”. Questa sofferenza della quale noi siamo corresponsabili, le sofferenze del No alla vita. Sappiamo tutti della confessione e di quanto dolore c’è se si confessa il peccato dell’aborto. E poi la tristezza della vita, di una vita che è fatta di No alla vita. Siamo corresponsabili di questa tristezza dell’Europa.

“Pentitevi dunque e cambiate via” dice Pietro- a gli ebrei, non a noi vescovi. Dice agli ebrei: convertitevi e cambiate vita, perchè siano cancellati i vostri peccati e cosi possano giungere i tempi della consolazione da parte del Signore.

Quale consolazione abbiamo per l’Europa?.

Io vi dico la mia esperienza di Vescovo, povero peccatore.
Io vedo le famiglie del Cammino, delle Comunità, persone che attraverso una catechesi, attraverso una conversione, hanno avuto il coraggio di dire Si alla vita. E oggi grazie a un carisma che due pazzi hanno ricevuto dal Signore, e che hanno accolto così come sono, con i loro doni e la loro debolezza, ma hanno accolto questo carisma, ed hanno avuto il coraggio di sopportare le sofferenze di un tale carisma. Quanta sofferenza!

E oggi abbiamo nella Chiesa il privilegio, il dono, di avere delle comunità con delle famiglie, delle vere famiglie, grandi famiglie, come molti di voi, molti di noi hanno conosciuto nella loro gioventù nella loro propria famiglia: sei, dieci, dodici figli…era normale.
Oggi siamo nel deserto europeo, e qui vediamo delle comunità con delle famiglie. E per me, ciò che mi ha convinto non è l’orologio dei neocatecumenali, perché quando mi invitano a una catechesi dicono sempre una ora, una ora ed allora io chiedo se è un’ora reale o una ora neocatecumenale, perché so che una ora neocatecumenale sono tre ore; ma vedo i frutti: vedo il nostro Redemptoris Mater.
Se non avessimo questo seminario, quale povertà nella nostra diocesi per mancanza di vocazioni. Qui abbiamo… - potete mandarci ancora altri - ,abbiamo queste vocazioni, e vedo come sono seguite queste vocazioni.
Devo dire con umiltà, con sincerità: con tutti gli sforzi, col seminario diocesano non riusciamo a formare umanamente i nostri seminaristi come sono formati nelle comunità del Cammino. Perché? Perché hanno le famiglie. Hanno l’esperienza di ciò che è la paternità. Chi di noi oggi…? Io sono di una famiglia divorziata. I miei genitori erano divorziati, il mio nonno era divorziato, i miei tre fratelli sono divorziati, io conosco la realtà del divorzio. Ma dove imparare la paternità sacerdotale se non ci sono esempi di paternità nelle famiglie? E lo imparano questi seminaristi…Adesso ho avuto un caso di un giovane prete uscito dal Redemptoris Mater che è caduto nel peccato con una donna.
Conosciamo tutti noi vescovi la situazione che uno porta perché è entrato in una relazione e lascia il sacerdozio. Le famiglie di questa parrocchia, le famiglie del Cammino lo hanno accolto con verità e bontà, e la sua vocazione e salvata. È venuto da me prima di Pasqua, gioioso. “Si, ho peccato, ma ho avuto il coraggio di abbandonare questa relazione, di tornare…” E sono le famiglie che hanno salvato questa vocazione, questo presbitero.

Io sono convinto che il Signore ci ha dato nella Chiesa questo carisma, non è l’unico, ci sono tanti altri. Me è uno che ci mostra che senza la famiglia, senza il Si alla vita non c’è futuro della Chiesa.
E per questo io vorrei ringraziare le nostre famiglie del Cammino, la loro testimonianza. Questo coraggio di lasciarsi mandare dappertutto. Una famiglia a Vienna, hanno nove figli, sono andati in missione a Istanbul, in Turchia. Queste famiglie ci danno il segno di ciò che è la risurrezione.

Allora fratelli, non voglio trattenervi troppo, ma in questo luogo vorrei ringraziare Papa Paolo VI, Papa Giovanni Paolo II e Papa Benedetto di aver fatto ciò che è il lavoro del Vescovo- come ha detto San Paolo nel capitolo quattordici della prima lettera ai Corinzi: “di discernere il carisma”. Di discernere e dire “questo e di Dio”.
Questo non vuol dire che i fondatori sono Santi… forse lo diventeranno. Perché San Tommaso ci ha spiegato, San Tommaso d’Aquino, che i carismi sono dati, gratia gratis dato. I carismi sono dati per la Chiesa, per l’edificazione della Chiesa. Non significano automaticamente una santificazione del portatore del carisma. È un invito anche al portatore del carisma di santificarsi, ma è anche tutto un dono alla Chiesa. E io vedo che qui c’è un dono alla Chiesa.

Allora finisco con un realtà che conosciamo un tutte le nostre diocesi dove c’è il Cammino.
Non è sempre ben accolto. Ci sono tensioni. Si dice che dividono le parrocchie. Io non sono tanto coraggioso per sempre sostenere i deboli, i perseguitati, ma una cosa posso dire: che un corpo sempre ha delle tensioni, solo un corpo morto non ha tensioni. E queste tensioni fanno anche parte della conversione necessaria. Questo non scusa gli sbagli umani che accadono, certo, ma queste tensioni quando il Vangelo è proclamato per la conversione crea tensione inevitabilmente. E noi, Vescovi, dobbiamo chiederci: “ se ci sono tensioni le stesse non sono forse salutari?”. Si, perché vegliano, perché permettono di chiedere cosa vuole Dio da noi!

Allora per questo vorrei, in questo santo luogo, chiedere che il Signore entri, anche a porte chiuse e ci dia coraggio, anche se negli ultimi quarant’anni abbiamo mancato di coraggio di dire il Si alla vita. L’abbiamo detto, ma di dirlo con questa forza. E che ci perdoni le mancanze di coraggio e ci dia la forza che ha dato agli apostoli quando li ha mandati via da questo luogo.

Grazie per la vostra pazienza fratelli.

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