lunedì 2 giugno 2008

rapporti ebraico - cristiani

Giorgio Israel, informazionecorretta.com

Ho provato un gran senso di malessere di fronte alla reazione violentissima del rabbinato italiano. Tale reazione mi è sembrata poco riflessiva, pasticciata sul piano teologico e poco attenta a tutto quel che è stato conquistato nel rapporto tra ebrei e cristiani e che costituisce un patrimonio in un percorso quanto si vuole difficile, che non può essere disperso di colpo senza pensarci bene.
Ho deciso di intervenire dopo averci riflettuto a lungo e non senza esitazioni. Ma ho infine deciso che non sarei stato in pace con la mia coscienza se non l’avessi fatto.

Come se non bastasse, sono uscite sulla stampa le dichiarazioni di Elan Steinberg che ha parlato di un asse del male formato da estrema destra, estrema sinistra e fondamentalismo islamico e a cui addirittura parteciperebbe la Chiesa. Egli ha anche presentato l’Italia come il buco nero dell’antisemitismo mondiale, arrivando al punto di non escludere un boicottaggio (in che modo?). Ho trovato tutto ciò delirante e di pericolosità estrema.
Voglio dire con franchezza che, se dovessero prevalere linee simili, tutto diventerebbe difficile. Preferirei ritirarmi a vita privata piuttosto che avere lontanamente a che fare con posizioni del genere.
E’ stato di gran sollievo leggere le dichiarazioni del rabbino David Rosen, presidente dell’International Jewish Committee per il dialogo interreligioso che voglio riportare qui per intero. Egli ha espresso, com’è legittimo, perplessità circa il fatto che non sia stato emendata per intero la messa tridentina di ogni riferimento agli ebrei, ma ha definito in modo assai pungente la decisione del rabbinato italiano di interrompere ogni forma di dialogo come "rash decision", e "rash" vuol dire "sconsiderato", "avventato". Ecco la cronaca di Jeff Israely:

Reached in his office in Jerusalem, Rabbi David Rosen of the American Jewish Committee, a veteran of Catholic-Jewish dialogue, said that he too had his "hopes raised" that an explicit reference to conversion would have been excised. Rosen noted that the expansion of the Latin rite "had nothing to do with this prayer, and nothing to do with the Jews," but was rather an attempt by the Pope to mend fences with Catholic arch-traditionalists. Still, the language of the Good Friday prayer sounds to Jews to be "exclusivist and triumphalist," said the rabbi.
Rosen, who has worked with Benedict since he was a Vatican cardinal, said he worries that the Pope seems to "insulate" himself from top advisers who might alert him to potential fallout. Still, Rosen called his Italian rabbinical colleagues' break in dialogue with Catholics a "rash" decision. "There's so much at stake for Jews and Catholics and Benedict himself that we must ensure that this difficulty will not torpedo the commitment to advancing Jewish-Catholic relations," Rosen said. "Yes, we must speak up. But there is nothing to be gained from making this a casus belli."

Non mi soffermo sulle reazioni di una parte consistente del rabbinato americano, che sono state riferite da Informazione Corretta e che suonano molto severe nei confronti di quello italiano e che sottolineano che le perplessità da essa avanzate la scelta vaticana non hanno niente a che fare con quelle dei colleghi italiani.
Non soltanto queste dichiarazioni mi hanno confermato nella giustezza di non tacere il dissenso di fronte a sviluppi tanto gravi, ma anche le molte lettere di accordo che ho ricevuto. Vorrei dire ai pochissimi che mi hanno scritto per manifestare il loro dissenso che ovviamente ho preso in seria considerazione i loro argomenti; ma che trovo inaccettabile dire che non avrei tenuto conto degli argomenti teologici e storici che hanno condotto alla rottura del dialogo. È’ precisamente il contrario. Considero tali argomenti deboli e inconsistenti. Inoltre richiamarmi bruscamente al rispetto di chi rappresenta l’intero rabbinato italiano è un modo di sentire davvero poco ebraico. Quel consesso, a quanto mi risulta, non è illuminato dallo Spirito Santo e non è dotato di infallibilità, neppure ex-cathedra. Del resto, se centinaia di rabbini hanno ritenuto di censurare la scelta della rottura, mi trovo in ottima compagnia, nello spettro di opinioni prodotto da quella libertà di pensiero che ha sempre contraddistinto l’ebraismo e che si riflette nella vitalità e pluralità della società israeliana. Non posso credere che l’ebraismo italiano sia ridotto a tale punto di isterilimento mentale da aver bisogno della discesa del verbo dall’alto per poter prendere posizione.

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