venerdì 9 gennaio 2009

A un passo dal genocidio

Le violenze, l’odio degli estremisti musulmani e la connivenza del governo. Magdi Khalil spiega perché per i copti l’Egitto sta diventando come l’Iraq

Anna Mahjar-Barducci, Tempi
9 gennaio 2009


Magdi Khalil è tra i più noti attivisti per i diritti dei copti, i cristiani d’Egitto. Nato al Cairo, da famiglia copta, vive attualmente tra l’Egitto e Washington, da dove cerca di sensibilizzare l’Occidente alle persecuzioni dei cristiani d’Oriente. Khalil è il direttore della versione internazionale del settimanale egiziano copto, Al Watani, e recentemente ha aperto al Cairo un Istituto di ricerca per i diritti umani, The Middle East Freedom Forum. I copti sono la principale minoranza religiosa che vive in Egitto e rappresentano circa il 15 per cento della popolazione, anche se non esistono stime ufficiali, su un totale di più di 80 milioni di abitanti. Nelle ultime tre decadi, il numero di copti uccisi o feriti da parte di integralisti musulmani si aggira attorno alle 4 mila vittime. Negli ultimi mesi, inoltre, gli attacchi contro i copti in Egitto sono diventati sempre più frequenti. Gli incidenti al Cairo hanno, infatti, assunto una cadenza settimanale. Gruppi di estremisti musulmani, quasi ogni domenica, lanciano pietre, bruciano edifici e molestano i fedeli, per impedire alla comunità cristiana locale di celebrare messa. Khalil ha denunciato più volte le violenze degli islamisti contro i cristiani e l’assenza di protezione da parte dello stesso governo egiziano, che rimane inerme di fronte alle persecuzioni.

A che cosa sono dovuti i recenti scontri fra musulmani e copti?
Non si tratta di “scontri”, ma di “attacchi”. La comunità copta è sotto assedio. I cristiani sono vittime di continui attacchi da parte di estremisti musulmani, che non fanno riferimento soltanto ai Fratelli Musulmani. Nel paese, c’è infatti una nuova ondata di integralismo, che sembra fermarsi, e che vede l’emergenza di nuovi gruppi integralisti.

Lo scorso novembre ad Ain Shams, nei sobborghi del Cairo, circa cinquanta copti sono rimasti feriti. Secondo i giornali, alcune migliaia di musulmani hanno assaltato una chiesa copta, al cui interno erano rimasti asserragliati circa 800 fedeli, che partecipavano alla prima messa. La situazione in Egitto per i cristiani sta peggiorando?
Gli attacchi contro i copti sono ormai settimanali, se non quotidiani. La chiesa di Ain Shams, che è stata attaccata, era in origine una fabbrica, posizionata quasi di fronte a una moschea, e riadattata a luogo di culto per la comunità copta ortodossa dopo una trafila burocratica durata cinque anni. Per aprire una chiesa in Egitto, infatti, bisogna chiedere il permesso direttamente al presidente Hosni Mubarak. Un gruppo di manifestanti islamisti ha così assediato la chiesa nel giorno dell’inaugurazione. La folla si è poi diretta verso negozi e proprietà di copti nelle vicinanze dell’edificio, agitando bastoni e gridando: «La chiesa è caduta, il prete è morto». Attacchi simili a quelli di Ain Shams si sono ripetuti anche recentemente in altre zone. La comunità copta, pertanto, si sente insicura e continuamente sotto minaccia. Chi può permetterselo abbandona il paese, ma non tutti possono lasciare il proprio lavoro e ottenere un visto per l’Occidente, l’unico luogo dove ci sentiamo sicuri. Sicuramente, la situazione per i copti in Egitto diventa peggiore ogni giorno, le persecuzioni nei nostri confronti non sono lontane da quelle che i cristiani d’Iraq stanno subendo. Nessuno, però, sta facendo niente né per loro né per noi.

A che gruppo islamista fanno riferimento gli estremisti musulmani che attaccano la popolazione copta?
Fra di loro membri dei Fratelli Musulmani, ma anche vicini di casa, che odiano i non-musulmani. Inoltre, in Egitto, i movimenti integralisti sono crecsiuti e non confluiscono tutti nei Fratelli Musulmani, anche se condividono comunque con loro la stessa visione integralista. Questi gruppi utilizzano le moschee per predicare contro i copti e contro i diritti delle donne. I cristiani e le donne sono pertanto i target principali del fondamentalismo nel paese.

In Egitto, però, le moschee sono controllate dal governo. Come mai, quindi, gli islamisti, che il regime combatte, sono liberi di fare propaganda?
Nei fatti le moschee non sono controllate. Il regime mantiene il potere, ma nelle strade sono gli islamisti a essere popolari.

A che cosa è dovuta l’ascesa del potere degli islamisti tra la popolazione egiziana?
Fondamentalmente, a una mancanza di libertà, che il governo ha negato ai suoi cittadini. Gli islamisti, pertanto, si presentano come l’alternativa al regime, che opprime il paese. Esiste quindi una diretta responsabilità del governo alla crescita dell’islamismo in Egitto. Gli integralisti, poi, ne approfittano per proporre una loro agenda, che come quella del regime vieta il pluralismo, tra cui quello religioso.

Il governo che cosa fa per proteggervi?
Niente, siamo senza alcuna protezione. Il governo è infatti complice nelle persecuzioni contro i cristiani. I servizi di sicurezza, inoltre, intervengono soltanto quando gli attacchi contro i copti sono ormai terminati. Esistono, poi, restrizioni legislative nei nostri confronti, che il governo si ostina a mantenere dal tempo dell’Impero Ottomano.

Quali ad esempio?
Come accennato prima, per aprire una chiesa in Egitto è necessario chiedere il permesso direttamente al presidente Hosni Mubarak. La direttiva è parte del decreto Hamayonico, risalente all’Impero Ottomano, che nei fatti impedisce la libertà di culto. Secondo il decreto, infatti, è il presidente della Repubblica che deve rilasciare un permesso scritto per poter costruire una chiesa. L’iter non è semplice. A causa di questo decreto legislativo, che include anche restrizioni per la manutenzione degli edifici di culto, il numero di chiese in Egitto non è proporzionato alla popolazione copta.

Dr. Khalil, come vede il futuro per i cristiani in Egitto?
Sempre peggiore. Le persecuzioni continueranno, perché non abbiamo nessuno che ci difenda e non abbiamo strumenti di pressione. Questa non è soltanto la condizione dei copti, ma di tutti i cristiani in Medio Oriente. Nel mondo arabo, i diritti umani dei cristiani sono violati quotidianamente: siamo minacciati, torturati e ammazzati. Tutto ciò sta accadendo sotto l’occhio della comunità internazionale, che non fa niente per proteggerci.

Vi sentite abbandonati dall’Occidente?
Sì, l’Occidente ha abbondanato i cristiani d’Oriente. Ho visitato più volte leader politici negli Stati Uniti e a livello europeo, ho ricevuto da loro tante promesse, ma nessuna azione concreta. Quello che vogliamo è semplicemente vivere nei nostri paesi con i diritti che ci spettano. Gli estremisti islamici ci considerano degli infedeli e parte dell’Occidente, ovvero delle spie da eliminare. Ma l’Occidente dov’è per proteggerci? E fino a quando farà finta di niente di fronte al massacro? Oggi si parla di persecuzioni, ma il genocidio dei cristiani d’Oriente non è poi così lontano.

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